| Omelia (01-02-2026) |
| diac. Vito Calella |
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Avere la grazia di far parte del piccolo resto degli umili La verità dell'opzione preferenziale di Dio per gli umili e i poveri Il 4 ottobre 2025, Papa Leone XIV ha offerto a tutti noi l'esortazione apostolica Dilexi nos, sull'opzione preferenziale di Dio per i più umili, poveri e sofferenti. La presenza viva e reale, per opera dello Spirito Santo, di Cristo nell'Eucaristia, memoriale della sua morte in croce e della sua risurrezione, è una verità teologica. Un'altra verità teologica è la stessa presenza viva e reale di Cristo risuscitato, per opera dello Spirito Santo, negli affamati, negli assetati, nei migranti e negli stranieri, in coloro che non hanno un alloggio dignitoso, in coloro che sono privati dei beni di prima necessità, nei malati; persino nei carcerati, che il più delle volte subiscono le conseguenze dei loro crimini e sono etichettati come criminali inaffidabili. Il racconto parabolico del giudizio universale in Mt 25,31-46 non lascia dubbi al riguardo. Tutti i santi della storia della Chiesa sono stati toccati, nella loro vita terrena, dall'incontro con Cristo nella vita dei più poveri e sofferenti. La prima beatitudine è chiara: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Tra loro possiamo annoverare anche i tanti cristiani che, in tutte le epoche della storia della Chiesa e dell'umanità, «sono stati e continuano a essere perseguitati» a causa della loro perseveranza e resilienza nel lottare e credere nella «giustizia del regno dei cieli» (cfr Mt 5,10-12). La conversione dell'apostolo Paolo avvenne perché Cristo risuscitato gli apparve, implorandolo: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). E questa domenica, la Parola di Dio, ispirata dall'esperienza apostolica e missionaria di Paolo, ci lascia questa testimonianza dell'opzione preferenziale di Dio per i più poveri, i più umili e i più sofferenti, attraverso l'intera seconda lettura di 1 Corinzi 1,26-31: «Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore». Gesù, nel Vangelo, pronuncia questa bellissima preghiera: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,25-26). La Parola di Dio, attraverso l'apostolo Giacomo, ci dice: «Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo perché siano ricchi nella fede ed eredi del regno, promesso a coloro che lo amano?» (Gc 2,5). Non tutti i poveri, ma un piccolo resto Tutti noi, ricchi o poveri, possiamo vivere dominati o schiavizzati dai nostri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, preoccupati a garantire l'esclusiva difesa della nostra sicurezza materiale e del nostro "io". Possiamo vivere giorno per giorno al servizio dei seguenti istinti egoistici: la gola, che determina abitudini alimentari eccessive, e i vizi dell'alcol, della droga, del gioco d'azzardo, della dipendenza dai social network e dai cellulari; L'istinto della lussuria, cioè il piacere sessuale che non rispetta la libertà altrui, che determina la violenza dell'abuso; l'istinto dell'avidità, che determina «l'attaccamento al denaro, radice di tutti i mali. Alcuni, avidi di denaro, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori» (1 Tm 6,10). Possiamo vivere la nostra vita quotidiana al servizio dei seguenti sentimenti egoistici: la rabbia, che è l'incapacità di liberarci dal dolore causato dai conflitti relazionali con le persone che amiamo di più: marito, moglie, figli, amici; la tristezza, che è la radice di ogni tipo di depressione, quando le circostanze della vita ci portano a subire fallimenti e sfide che ci paralizzano per paura, causando ansia e una visione negativa della vita; l'accidia, che è la nostra difficoltà a "mettere amore" nelle attività che siamo chiamati a svolgere qui e ora, perché siamo continuamente distratti dal fare più cose contemporaneamente, con conseguente stress del correre quotidiano. Possiamo vivere servendo i seguenti pensieri egoistici: l'invidia, quando ci confrontiamo con gli altri e adottiamo uno stile di vita competitivo; l'orgoglio, che ci porta a fare affidamento esclusivamente sulle nostre idee e sulla nostra visione della realtà senza essere in grado di ascoltare opinioni diverse, cadendo in un pericoloso radicalismo ideologico e religioso che genera polarizzazione e mancanza di dialogo; l'arroganza, che è il desiderio consapevole di dominare e prevalere sugli altri, confidando nel potere della nostra conoscenza e dei beni materiali. Questi istinti, sentimenti e pensieri egoistici sono alimentati dalla nostra dominante cultura occidentale di secolarizzazione, che ha posto l'uomo al centro del mondo con l'illusione di autosufficienza, senza bisogno di Dio, confidando nell'idolatria del denaro e della conoscenza tecnico-scientifica aiutata dal potere dell'intelligenza artificiale. La Parola di Dio di questa domenica, attraverso la profezia di Sofonia, ci invita a guardare a un piccolo resto di persone che vive in mezzo a noi: «Lascerò in mezzo a voi un pugno di uomini umili e poveri. Questo resto (d'Israele) porrà la sua speranza nel nome del Signore. [Gli umili di questo piccolo resto] non commetteranno iniquità né proferiranno menzogne; non si troverà nella loro bocca una lingua ingannevole; saranno pascolati e riposeranno, e nessuno li turberà» (Sf 3,12-13). Il piccolo resto dei poveri ci evangelizza con la testimonianza della sua umiltà Tra noi ci sono persone umili, già segnate da molte perdite (lutti) nella loro vita, che hanno imparato ad accettare la propria fragilità e vulnerabilità e hanno scelto di abbandonarsi alla provvidenza divina, con un cuore libero da ogni attaccamento alle sicurezze dei beni materiali e culturali. Vivono la mitezza del cuore come una scelta di distacco perché hanno già scoperto in sé l'unico ed essenziale tesoro che garantisce vita piena e autentica libertà: lo Spirito Santo effuso da Dio nei loro cuori. Questo piccolo resto di persone umili, pur avendo «fame e sete di giustizia», non perde la speranza di vedere compersi relazioni di rispetto per la dignità umana e per tutte le creature della natura, in questo mondo continuamente dominato dalle conseguenze dell'egoismo umano. Il piccolo resto dei poveri ci evangelizza con la testimonianza di andare controcorrente rispetto alla cultura dominante. Tra noi ci sono testimonianze luminose di santità, di persone che riescono ad andare controcorrente rispetto all'attuale cultura dominante, individualista, materialista ed edonista, resistendo alle tentazioni dell'indifferenza, dell'illusoria libertà assoluta e della vendetta. Tra noi ci sono testimonianze luminose di buoni samaritani che dimenticano i propri interessi e si dedicano ad aiutare chi è caduto sul "ciglio della strada" della propria vita. Ci sono testimonianze luminose di persone vittime di ingiustizia, capaci di perdonare chi le ha offese. Tra noi ci sono testimonianze luminose di persone che hanno avuto il coraggio di condividere con noi la dolorosa esperienza di avere il cuore spezzato dai propri errori e peccati. Tuttavia, nell'atto di abbandonarsi all'abbraccio misericordioso e fedele di Dio Padre, hanno trasformato la dolorosa crisi di sentirsi spezzati in un'opportunità di vita nuova, grazie alla potenza liberatrice e rinnovatrice dello Spirito Santo. Tra noi brillano esempi di artigiani di pace, che credono nella forza vittoriosa della gratuità versata come acqua che persiste a cadere sulla dura pietra, fino a forarla. I cuori più induriti dall'egoismo possono aprirsi alla grazia divina e alla conversione! Ó Dio, nostro Padre, con l'aiuto dello Spirito Santo e centralizzandoci in Cristo, dacci la grazia di sentirci parte integrante di questo piccolo resto di poveri e umili. |