| Omelia (08-02-2026) |
| Missionari della Via |
|
Il Vangelo di oggi ci dice due prerogative particolari del discepolo di Gesù: essere luce del mondo e sale della terra. Ma attenzione: essere luce e sale non è un dato acquisito di diritto ma è frutto di un cammino. Infatti, il sale può diventare insipido e la luce offuscarsi. Tant'è che un filosofo diceva: «Se la buona novella della Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, voi non avreste bisogno di insistere perché si creda all'autorità di questo libro: le vostre opere, le vostre azioni, le vostre scelte dovrebbero rendere quasi inutile la Bibbia, perché voi stessi sareste la Bibbia vivente!» (F. Nietzsche). Queste parole ci chiamano alla responsabilità di essere credibili. La prima caratteristica dei discepoli è essere sale della terra. Il sale ha una funzione: dare sapore. Uno usa il sale perché le cose diventano più buone. È interessante che Gesù dica: «il sale è buono», come a dire che i cristiani sono le cose buone del mondo. Ma se noi viviamo in maniera egoistica, non daremo sapore alla vita ma la renderemo immangiabile perché invivibile. È così che il sale perde il suo sapore e noi come cristiani non siamo più buoni. Se la gente non è più attratta dal nostro cristianesimo, forse è perché noi siamo diventati insipidi? Cosa abbiamo fatto assaggiare del nostro cristianesimo? «Chi cucina, sa che mettere il sale nei cibi richiede discernimento e misura, ma è soprattutto consapevole di compiere questa azione per dare gusto. Ebbene, i cristiani devono esercitare tale discernimento e conoscere la "misura" della loro presenza tra gli uomini: solidarietà fino a "nascondersi" come il sale negli alimenti, e misura, discrezione, consapevolezza di essere solo apportatori di gusto» (Enzo Bianchi). La seconda caratteristica dei discepoli è essere luce del mondo. Noi abbiamo una sfida: essere fino in fondo ciò che siamo, cioè noi non possiamo vivere se non essendo luce. Ma una luce particolare, perché molti cercano la loro luce, la luce non vera perché cercano di essere sé stessi a partire da sé stessi. Noi camminiamo nelle tenebre finché viviamo per il nostro ego; se il nostro ego interpreta la nostra esistenza noi non comprendiamo nulla della vita. Noi possiamo essere luce solo se sappiamo essere dono per gli ultimi per i soli, per gli abbandonati, così come ci ricorda il profeta Isaia: «Se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio!» (Is 58,10). Che il Signore ci aiuti a rivestirci di Lui per essere sale della terra e luce del mondo. PREGHIERA Donaci, o Signore, lo spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce del mondo e sale della terra. |