Omelia (05-02-2026)
Missionari della Via


«Il Signore chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due». Qui c'è il segno di ogni vocazione: è il Signore che chiama e manda. Tante volte siamo di quelli che si auto-chiamano in cose che ci piacciono, facciamo tante cose perché ci fanno sentire utili, cerchiamo di fare magari del bene ma spesso non il nostro bene! Si può correre il rischio di non morire a se stessi per far spazio al Signore. Sta scritto che «il Signore li chiamò». C'è una voce che chiama: a noi spesso non piace ascoltare questa voce perché abbiamo paura che ci dica cose che non vogliamo sentire, e così corriamo, corriamo ma non sappiamo dove andiamo. Davanti alla missione che il Signore chiama a compiere, muniti solo della sua Parola, noi rimaniamo sorpresi. Infatti, tante volte per compiere azioni pastorali non badiamo a spese, continuiamo fare progetti a tavolino, discussioni senza fine sulle cose migliori da fare e non ci rendiamo conto che tante iniziative sono inutili. Ci affanniamo e non ci rendiamo conto che le cose che facciamo non interessano a nessuno e non fanno incontrare il Signore. Le chiese sono sempre più vuote e noi ci illudiamo di portare frutto. Se giunge una visita pastorale da parte del Vescovo le parrocchie si mettono a lucido. Gruppi inesistenti sembrano colonne della chiesa. Parliamo di cose che non esistono, vendendo fumo senza renderci conto che in mezzo a tutto questo fumo ci siamo noi che alla fine non vediamo! Chiediamo al Signore la grazia di saper tornare all'essenziale, di essere testimoni del suo amore, della sua Provvidenza, di far spazio a Lui perché non siamo noi i salvatori del mondo, non siamo noi quelli che convertono, ma è sempre il Signore che dà potere a chi ascolta e obbedisce alla sua Parola.

«Quello dei dodici è un viaggio dentro l'uomo più autentico, liberato da tutto il superfluo: non portate perché la nostra vita non dipende dai nostri beni, voi vivrete di fiducia: fiducia in Dio, che non farà mancare nulla, e fiducia negli uomini, che apriranno le loro case. I dodici con il loro stile di vita, contestano il mondo dell'accumulo, dell'apparire, del denaro. In questo mondo altro, la forza non risiede nei grandi mezzi materiali, ma nel fuoco interiore, nel suo contagio misterioso e lucente. La povertà dei discepoli fa risaltare la potenza creativa dell'amore. Invece le cose, il denaro, i mezzi, lungo i secoli hanno spento la creatività della Chiesa. L'annunciatore deve essere infinitamente piccolo, solo così l'annuncio sarà infinitamente grande. Sono partiti a due a due, con niente. Ma i dodici avevano un fuoco. Il fuoco si propaga col fuoco» (p. Ermes Ronchi).