Omelia (03-02-2026)
Missionari della Via


Un padre, la cui figlia sta per morire: quale dolore, quale strazio nel suo cuore! Non è un uomo qualunque ma un capo della Sinagoga; eppure, davanti alla sofferenza si rivela semplicemente padre. Le parole dell'evangelista ci consegnano il ritratto di un amore che non conosce barriere né titoli: l'amore di un padre che si piega, che implora, che si affida. In quel grido disperato c'è tutta la verità dell'uomo che ama: la vita della figlia vale più di ogni dignità, più di ogni ruolo, più di ogni potere. Si mette in cammino, vede Gesù, gli si getta ai piedi e lo supplica con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Il cammino di questo padre è il cammino dell'amore, intriso di dolore, ma animato dalla fede: «vieni a imporle le mani perché sia salvata». Questo padre crede che Gesù può fare ciò. È un capo della sinagoga, ma non si cura di ciò che possono dire gli altri: ma come uno dei potenti della sinagoga ai piedi di Gesù? Questo padre ci ricorda che l'amore è umiltà! L'evangelista non riporta alcuna parola di Gesù a questo padre, solo che andò con lui. Così è la fede: a volte non arriva nessuna risposta alle nostre preghiere, ma Gesù cammina con noi. In fondo, come scriveva Paul Claudel: «Gesù non viene a spiegare la sofferenza, neanche a toglierla, ma la riempie della sua presenza». È questo che Gesù sta chiedendo a questo padre, è questo che Gesù ci chiede quando le nostre preghiere, le nostre suppliche ci sembrano spesso inascoltate. Ed è a questo punto, lungo il cammino verso la casa del capo della Sinagoga che il Vangelo ci mostra un altro incontro di Gesù, un'altra guarigione da Lui operata. Il padre della piccola figlia avrebbe potuto pensare; ma come mia figlia sta per morire e Gesù ritarda? Anche gli altri sembra vogliano uccidere la sua speranza: «tua figlia è morta perché disturbi ancora il Maestro?» Queste parole chissà come avranno trafitto il suo cuore! Eppure davanti a ciò, davanti a quello che sembra un fatto ineluttabile come la morte, ecco l'invito di Gesù: non temere, tu continua ad avere fede! Queste sono le parole che il Signore rivolge oggi anche a noi nei nostri momenti difficili: Non temere, tu continua ad avere fede!

«Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!»". Giairo si fida, Gesù le ridà la figlia viva. Dunque credere è saper disobbedire anche all'evidenza della morte. Chi ci manca non lo abbiamo perduto per sempre, a patto però che nel frattempo (di questa vita) ci fidiamo di Gesù che fa quel tratto di strada mancante con noi» (don Luigi Maria Epicoco).