Omelia (02-02-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci parla di Maria e Giuseppe che portano Gesù bambino al Tempio. Lo presentano nella dimora di Dio, secondo la Legge, per ricordare che la vita viene dal Signore. Simeone canta di gioia al prendere il piccolo Gesù fra le braccia: finalmente ecco la salvezza di Dio! Il bambino che Simeone prende tra le mani è la luce attesa da tutti, è presenza di Dio in mezzo al popolo, ma è anche segno di contraddizione perché siano svelati i segreti di molti cuori! Di fronte a Gesù -che è la verità- non c'è un atteggiamento passivo. La salvezza che Egli porta non avviene in modo automatico: o la si accoglie in maniera libera e personale o la si rifiuta. Il bambino è segno di contraddizione, perché ci contraddice nelle nostre logiche mondane. Quanti oggi vivono la "schizofrenia" della fede, professandosi cristiani ma agendo in modo completamente opposto. Gesù è contraddizione perché contraddice le nostre logiche, ci abbatte dai troni della nostra superbia per rialzarci nell'umiltà. Nella fede si passa per delle cadute. Nessuno di noi che non sia contraddetto dalla verità mentre vive nella menzogna può crescere. Cristo è segno di contraddizione perché non si conforma alle nostre logiche mondane del "così fanno tutti". Ogni cristiano che vuol seguire Cristo è chiamato prima ad essere contraddetto per poter divenire segno di contraddizione. Segno di contraddizione al lavoro in mezzo a quelli che non vogliono lavorare. Segno di contraddizione quando si afferma la verità in posti dove alberga la menzogna. Segno di contraddizione quando diciamo no a quanti ci propongono scorciatoie per raggiungere obbiettivi a discapito di altri. Segno di contraddizione nelle parrocchie, capaci di lasciare anche i propri ministeri a vantaggio di altri, mentre tanti, amando i primi posti, se ne impossessano diventando non servitori ma asservitori... e possiamo fare chissà quanti esempi ancora! Stasera nel nostro esame di coscienza domandiamoci se amiamo il quieto vivere, tipico di chi non si schiera, o se per amore della Verità di Cristo siamo disposti a pagare il prezzo della sofferenza e dell'incomprensione.

«Gesù si rivela come il vero segno di Dio proprio prendendo su di sé l'opposizione a Dio fino all'opposizione della Croce. Noi tutti sappiamo quanto oggi Cristo sia segno di una contraddizione. Dio stesso viene visto come il limite della nostra libertà, un limite da eliminare affinché l'uomo possa essere totalmente se stesso. Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell'uomo, al suo egoismo e alla sua superbia. Dio è amore. Ma l'amore può essere anche odiato, laddove esige che si esca da sé stessi per andare al di là di sé stessi» (Benedetto XVI).

Presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio tutte le chiese cristiane celebrano la Presentazione di Gesù al Tempio; la festa odierna ci ricorda che, quaranta giorni dopo la nascita del suo primogenito, Maria portò il bambino al Tempio per riscattarlo con il sacrificio di due tortore o due colombe, secondo la Legge di Mosè. Questo adempimento della Legge è anche il primo incontro ufficiale di Gesù con il suo popolo, nella persona dell'anziano Simeone. Per questo le chiese ortodosse chiamano la festa di oggi il Santo Incontro (hypapanté) del Signore. È un incontro e una manifestazione, poiché Maria entra nel Tempio «per manifestare al mondo colui che ha dato la Legge e la compie», e per accompagnare il Figlio nella sua prima offerta al Padre.
La festa della Presentazione sorse a Gerusalemme, dove è attestata già nel IV secolo. Dalla liturgia gerosolimitana le liturgie occidentali hanno attinto la processione delle candele, che hanno conservato fino ai nostri giorni; essa trae origine dal cantico del vecchio Simeone il quale, prendendo tra le braccia il piccolo Gesù ringrazia Dio e riconosce in quel bambino la «luce per la rivelazione alle genti e la gloria del popolo d'Israele» (Lc 2,32). Celebrando questa festa i cristiani sono così condotti a ricordare che per riconoscere il Signore e la sua missione di salvezza universale sono necessarie la povertà e l'attesa che furono proprie di Simeone, della profetessa Anna e di tutti i poveri di Israele, che l'evangelista Luca presenta nel vangelo dell'infanzia (www.monasterodibose.it)