| Omelia (01-02-2026) |
| don Michele Cerutti |
|
Cristo uomo delle beatitudini Questa pagina evangelica è oggetto della nostra meditazione per la festa di Ognissanti. Ci aiuta a comprendere come nel corso dei secoli vi sono stati uomini e donne che hanno cercato di vivere le beatitudini. I Santi coloro che la Chiesa propone per la venerazione, ma sono anche quelli che abbiamo conosciuto nella nostra vita quelli che Papa Francesco chiama "della porta accanto". Una nonna o un nonno, una zia o uno zio, un fratello o sorella, mamma e papà o un membro della comunità. Oggi vorrei concentrare però la mia attenzione al fatto che queste beatitudini sono state la bussola di Gesù stesso nella sua vita. Addentriamoci nel brano considerando la cornice in cui si muove la scena. Domenica scorsa abbiamo visto come Gesù chiama a sé i suoi discepoli. Egli si distingue dagli altri maestri del tempo a cui si stringevano i futuri didascali implorando di poter entrare nelle loro scuole. Gesù li sceglie Lui e l'iniziativa è sua. Ai suoi discepoli lascia la libertà della risposta. Oggi il Vangelo ci dice che sono loro ad avvicinarsi a Gesù per ascoltare la Sua Parola. Chiamati ora debbono dare la loro adesione. Il Maestro dà loro la prima lezione offrendo loro un insegnamento sull'identikit del discepolo. La via è quella delle beatitudini. La scena è quella della montagna che è luogo di rivelazione e di insegnamento simile al Sinai dove Gesù come Mosé rivela la legge di Dio ai suoi discepoli. Questa lezione non va vista come una lista di benedizioni, ma come un insieme di indicazioni che approfondiscono la Legge mosaica e offrono una visione rivoluzionaria della giustizia, dell'amore e della perfezione morale. Quello che colpisce prima di tutto è che Gesù è colui che incarna questa via che traccia per i suoi discepoli. In alcuni passi ci viene detto che Egli parlava con autorità perché prima di tutto viveva il suo insegnamento. Egli non è l'uomo degli slogan, oggi molto di moda, che dà delle lezioni con frasi ad effetto che non è in grado di rispettare. Questo la gente lo percepisce e rimane colpita. Quello che ci viene offerta è la carta d'identità del Cristo dove convivono la realtà umana e quella divina. Egli è il povero in spirito per eccellenza, il mite che non usa violenza, il misericordioso che ama nella miseria e colui che ha fame di giustizia, arrivando a dare la vera pace, egli è il perseguitato che si fa solidale con chi soffre, incarnando la vera felicità che si trova nella sequela di Cristo, un cammino che, pur affrontando dolori e incomprensioni, conduce alla gioia profonda. Gesù si costituisce parte civile nel tribunale della storia, in tal modo si realizza una identificazione del Dio nell'uomo, che mette in discussione l'onnipotenza e la santità perché è con la sofferenza di Gesù che Dio si salva. Guardando a Lui allora diventa uno sprono per noi vivere anche questi versetti impegnativi perché vanno contro la logica del mondo che si mette a ridere nel sapere che il cristiano esalta la povertà, la mitezza, la misericordia e la persecuzione. Sicuramente i campioni della fede, ci dicono che la strada è difficile, ma non impossibile. La Vergine Maria, regina dei Santi, ha fatto delle beatitudini la via perfetta per il suo procedere e per confermare il suo fiat. Nel canto del Magnificat troviamo riassunto tutto il suo progetto di vita come riflesso di questi insegnamenti. Chiediamo a Lei che ha vissuto accanto al Figlio fino alla Croce di aiutarci a camminare anche noi seguendo questa via che pare difficile, ma che ha un traguardo importante la vita eterna. |