| Omelia (29-01-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi Gesù ci esorta a far attenzione a come ascoltiamo le sue parole. Solo se diamo ad esse tutto il valore che meritano, cercando di custodirle nel cuore, la vita potrà sbocciare e potremo crescere nel cammino di santità. Per questo Gesù insiste sul mantenersi fedeli al dono di Dio, evitando l'incostanza e lasciandoci travolgere dal desiderio della ricchezza e dalle passioni. Solo se abbiamo ascoltato, custodito e perseverato ci sarà dato sempre di più. Questo chiede di ritagliarci del tempo per meditare sulla sua parola e lasciarla risuonare nel cuore, vivendo a contatto con la nostra interiorità. Ciò è decisivo anche nel rapporto con gli altri. Quanto bisogno di ascolto c'è oggi! Spesso si parla tanto ma ci si ascolta poco, con gravi conseguenze. Basti pensare a quanta sofferenza si vive in famiglia quando non ci si sente ascoltati dal coniuge, dai genitori... Sì, come disse papa Francesco: «Una delle cose molto importanti nella vita è ascoltare, imparare ad ascoltare. Quando una persona ti parla, aspettare che finisca per capirla bene e, poi, se me la sento dire qualcosa. Ma l'importante è ascoltare... Guardate bene la gente, la gente non ascolta. Alla metà di una spiegazione risponde e questo non aiuta alla pace. Ascoltate, ascoltate tanto... Nella famiglia è più importante ascoltare che capire. Ascoltare è dare importanza all'altro, riconoscere il suo diritto di esistere e pensare autonomamente. I figli hanno bisogno di questo. Pensate bene, voi genitori. Ascoltate i figli: hanno bisogno». Dinanzi a tutto ciò, ci farà bene esaminare la nostra capacità di ascolto, chiedendoci: so ascoltare? Per quanto riesco ad ascoltare? Quando ascolto penso già a cosa devo rispondere o cerco di capire profondamente chi mi sta parlando? Penso che ascoltare sia una perdita di tempo oppure ho capito che è un modo per amare e far sentire amate le persone? Santi Mauro e Papia I santi Martiri Papia e Mauro furono soldati al tempo dell'Imperatore Diocleziano. Alla prima confessione di Cristo, Laodicio, Prefetto della città, fece percuotere loro la bocca con sassi, poi li fece gettare in prigione, e quindi percuotere con bastoni, e da ultimo con flagelli, finché ne morirono. Le loro reliquie furono ritrovate nel 1590 e trasferite a Santa Maria in Vallicella a Roma. |