Omelia (03-02-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Mc 5, 21-43

Come vivere questa Parola?

Due storie di dolore si mescolano nel racconto del Vangelo di oggi. Da una parte un povero padre che con insistenza prega Gesù di recarsi nella propria casa per guarire la figlia ormai in fin di vita, dall'altra parte una donna disperata che ha perso tutto nel tentativo di guarire da una malattia che la tormenta e che pensa in cuor suo che solo Gesù potrà fare qualcosa per lei. C'è una grande somiglianza tra queste due persone: entrambe cercano di mettere in gioco la loro fede, credendo e sperando contro ogni evidenza e speranza. Ci fanno pensare a coloro che non hanno ottenuto ciò per cui hanno pregato, ma anche a chi, invece, è stato esaudito. Non possiamo spiegare la Sua logica, davanti al dolore possiamo solo scegliere la vita, ma con una certezza: con chi soffre e si rivolge a Gesù, Egli costruisce con loro una relazione: va a casa con Giairo, cerca il volto di questa donna, cammina con loro, parla con loro, sta con loro. Così anche con noi oggi. Si avverte di non essere più soli e proprio per questo la vita e il dolore cambiano. È il miracolo più vero e credibile.


Aiutami a comprendere che credere è permetterti di non lasciarci soli sia quando siamo esauditi sia se le nostre preghiere vengono disattese, perché se tu sei con noi è già cambiato tutto.


La voce di un poeta.

"Il suo amico Janouch domanda: "E Cristo?". Kafka, chinando il capo: "E' un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi".

Conversazioni con Kafka di Janouch Gustav


suor Emilia Di Massimo - [email protected]