| Omelia (27-01-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
|
Commento su Mc 3,31-35 Come vivere questa Parola? C'è un fuori e un dentro anche nella vita del credente. C'è chi si accontenta di una appartenenza esteriore alla vita della Chiesa e pensa così di avere una relazione giusta e sufficiente con Dio attraverso Gesù. Si tratta di una religione del puro dovere, di obblighi da eseguire attraverso i comandamenti, una religione senza amore. Così i parenti di Gesù che vogliono incontrarlo ma sono lontani dall'aver compreso chi è veramente questo loro congiunto seguito per altro da tanta gente. E Gesù lo riconosce mettendo in chiaro che c'è parentela e parentela. I suoi veri parenti sono coloro che sono suoi discepoli, appassionati di potere e volere realizzare la volontà di Dio nella loro esistenza; non solo parenti legati da legami di sangue. I vincoli di sangue o di registro parrocchiale non bastano per fare un cristiano. Il test di questa passione per il Regno di Dio nel compiere la volontà del Padre è dato in maniera particolare da come viviamo le celebrazioni liturgiche. La passione dimostrata da Davide nel celebrare la festa del trasloco dell'arca del Signore a Gerusalemme è uno stimolo anche per noi. Se la nostra partecipazione alle celebrazioni è piatta e senza vita interiore intensa, significa che siamo fuori dalla cerchia stretta dei discepoli del Signore, anche se non saltiamo nemmeno una messa. Se viviamo veramente il discepolato con Gesù maestro, le nostre celebrazioni saranno sempre vive e vibranti.
|