| Omelia (25-01-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Promessa mantenuta nell'annuncio di verità Il profeta Isaia aveva preannunciato (I Lettura) che Dio avrebbe reso gloriosa una terra immeritoria, quale era la Galilea, popolo "delle genti" cioè pagano e refrattario. Prima reso oggetto di punizioni umilianti, adesso invece diviene oggetto d'amore e di considerazione attraverso una "luce" che irromperà sulle sue tenebre per sconfiggerle e averne ragione. Questa meravigliosa notizia trova compimento, secondo le parole di Matteo, nella terra di Zabulon e di Neftali, anch'essa citata da Isaia, che costituisce la parte peggiore della stessa Galilea. Se si vuole essere più precisi e obiettivi, il profeta faceva riferimento al venturo re Ezechia che nel suo periodo avrebbe apportato pace, benessere e giustizia in quelle terre tanto tormentante, ma occorre considerare che i versi di Isaia, come quelli di altri profeti dell'Antico Testamento, sono messianici, annunciano cioè un evento ad oltranza e lungimirante. In questo caso si parla infatti del Messia tanto atteso in Israele, che apporterà pace e giustizia universale: il Cristo luce del mondo. Questi era stato immediatamente preannunciato da Giovanni, il quale aveva detto di se stesso di non essere egli la luce, ma di rendere testimonianza alla luce vera (Gv 1, 8), quella che rischiara il cammino affinché si possa procedere senza intoppi e che anche illumina interiormente perché si possa vivere costantemente nel chiarore, una volte liberatisi dalle tenebre. Solo il Cristo, Verbo fatto carne, Dio stesso entrato nella nostra storia uomo fera gli uomini, poteva essere questa luce e solamente lui poteva esserne l'irradiazione. Come lui stesso dirà in qualche luogo, Gesù è venuto "per rendere testimonianza alla verità"(Gv 18, 37 - 38) che è Dio Padre che ha mandato lui come Figlio per il nostro riscatto e per la nostra salvezza. Gesù di conseguenza è egli stesso via, verità e vita; la verità che in lui possiamo conoscere e che ci renderà liberi (Gv 8, 31 - 32; 14, 6) e appunto perché egli è la verità e a questa intende orientarci per farci vivere, egli è la luce del mondo. Quella che illumina affinché distinguiamo le cose dal buio per appropriarcene e farne un uso adeguato e appropriato; quella che ci fa distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato; che ci aiuta a discernere e a distinguere, a valutare e soppesare ogni cosa. Quella che rischiara e illumina soprattutto sul peccato e sulla sua dannosità, affinhè ce ne convinciamo e optiamo per la conversione e per la radicale fedeltà a Dio e al suo amore. Non è un caso che Cristo luce del mondo, quando il suo precursore viene interdetto nella sua parola con l'arresto, inizia il suo ministero pubblico a Cafarnao, nella piena Galilea che come si è detto è una terra ostile e refrattaria, di tendenza addirittura pagana e avversa, paragonabile alla città di Ninive (Giona) o al "popolo dalla dura cervice"(Es 32, 9). Ma proprio a coloro che sono accecati dalla presunzione e dall'alterigia della miscredenza, Gesù si mostra come luce che s'impone sulle tenebre e proprio a coloro che sono inconsapevolmente dispersi propone se stesso come direzione e orientamento: insegna nelle sinagoghe, ma accompagna anche i peccatori da vicino, s'intrattiene con loro e percorre i loro stessi itinerari appunto per mostrarsi loro come luce e facendo in modo che di questa luce essi considerino l'importanza e la necessità. Dimostra a tutti la realtà dei fatti: le tenebre dalle quali non desistiamo di lasciarci avvincere danno solo l'illusione della verità e della vita. Esse sono causa della cecità che conduce al baratro; in esse c'è l'errore che conduce alla perdizione e proprio in questo consiste il peccato. Gesù ci accompagna affinché della sua illusorietà noi ci convinciamo e allo stesso tempo ci pone davanti la ricca alternativa della comunione con Dio, nella prospettiva del suo Regno. Appunto la la novità del Regno di Dio Gesù annuncia e invita ad aderirvi con le parole "Convertitevi e credete al vangelo", invitando tutti a scegliere la luce alle tenebre e a decidersi per la novità di vita che lui è venuto ad apportare. Non lesina nella costanza e nella pertinacia dell'annuncio, mostrandosi solere in parole e in opere, percorrendo città e villaggi nelle cui sinagoghe si sofferma a parlare e a insegnare e accompagnando le sue parole con opere concrete che attestino l'amore e la misericordia del Padre. Lo si vede esortare, parlare, intervenire benevolmente sugli ammalati, sui lebbrosi, avvicinare i peccatori e gli ultimi e dare predilezione ai poveri e agli abbandonato. In tutto questo si dimostra concretamente "luce delle genti" che orienta e che illumina fin dal di dentro: con le sue opere esteriori indica il cammino di fede, speranza e carità, indica l'amore che vince l'odio, la solidarietà che soddisfa più dell'egoismo, la giustizia che rende molto più della sopraffazione, la concordia e la fratellanza che sconfessano l'efficacia presunta della rivalsa e della ritorsione. La sua ostinazione nell'amare gli uomini e riscattarli dal peccato si evince anche in questo famosissimo atto di fiducia che Gesù rivolge e dei discepoli che diventeranno poi suoi apostoli. Matteo ci descrive come "passando" li chiami a sé in una giornata come tante altre, mentre essi sono intenti nella loro quotidianità lavorativa. Luca allo stesso episodio aggiunge altri dettagli quali la predicazione iniziale e la pesca miracolosa (Lc 5, 1 -11), per riaffermare ancora che in Gesù le opere accompagnano le parole e che la chiamata è appunto divina e quindi non trascurabile, e che rientra nell'annuncio stesso del Regno e nel monito alla conversione. I discepoli chiamati ad essere "pescatori di uomini" diventeranno latori del medesimo messaggio nell'annuncio della Resurrezione di Cristo, quando questi, in forza dello Spirito di Pentecoste, li incaricherà di perpetuare la sua missione in tutto il mondo. Per essere anch'essi irradiazione dell'unica luce divina che ha in Cristo il suo carattere sorgivo. |