| Omelia (25-01-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Luce nelle tenebre Gesù muove i suoi primi passi in un contesto scuro. Il clima che si respira è quello della oppressione ad opera di Erode che ha imprigionato il Battista. Matteo scrive il suo Vangelo nel momento della persecuzione romana nei confronti dei cristiani, ma anche di quella ad opera degli Ebrei nei confronti dei discepoli di Gesù. L'evangelista si rivolge a quelle comunità di convertiti al cristianesimo per avvertirli che la realtà della persecuzione è nel DNA di coloro che abbracciano la fede nel Cristo. Noi non dobbiamo aver paura perché Egli è la luce che è venuta nel mondo per rischiarare le tenebre. Seppur il contesto è difficile il Signore continua a chiamare alla sua Sequela. Ad affiancare il Maestro vi sono dei semplici e umili pescatori. Essi rimangono così affascinanti che rassettano le reti e senza esitazioni seguono Gesù. Matteo offrendo questo brano si rivolge alle comunità di oggi per dire che la persecuzione non tramonta persiste anche in questi tempi. Il clima nei confronti dei cristiani è una sorta di vera e propria ostilità, ma non mancano raggi di luce in mezzo a quello che può sembrare una tenebra. Fa pensare in Francia, che dalla rivoluzione si gloria di essere la nazione laica, da anni si verifica un aumento in quel paese nelle richieste di battesimo e di coloro che accedono ai seminari per discernere la strada al presbiterato. In questo periodo dell'anno in comunione con le Chiese sorelle siamo chiamati a essere luce in mezzo al nostro mondo sempre diviso e litigioso. A conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani queste letture diventano un mandato per noi importante quello di essere in mezzo alle difficoltà e divisioni del mondo segni di unità. Paolo si rivolge a una comunità che conosce spaccature dove c'è chi è di Apollo e chi di Cefa e chi dell'apostolo delle genti. Proprio in quel contesto i Corinti sono chiamati a essere strumenti di unità. Noi in mezzo alle divisioni tra i cristiani abbiamo il compito di pregare maggiormente perché questa comunione si possa realizzare. Dobbiamo essere consapevoli che le divisioni sono scandalo e quando penso ai cristiani che si picchiano nei luoghi della Terra Santa per questioni futili, quale la gestione degli spazi, maggiormente mi convinco che il cammino per l'unità è qualcosa di impegnativo. Andiamo avanti non relegando questi 8 giorni di preghiera per l'unità, ma perseveriamo anche nel corso di prossimi tempi forti quali sono la Quaresima e la Pasqua per implorare la comunione tra tutti i cristiani perché possiamo ritrovarci sotto un unico pastore. |