| Omelia (25-01-2026) |
| padre Antonio Rungi |
|
Gesù chiama, insegna e guarisce La terza domenica del tempo ordinario, dedicata alla parola di Dio, ci offre proprio nella liturgia della parola, nei quattro testi che la compongono per la strutturazione della prima parte della santa messa, vari temi di riflessione e meditazione. Ci sono richiami al tempo di Natale che da poco si è concluso, temi attinenti all'ecumenismo in quanto oggi si conclude la settimana di preghiera per l'unità di tutti i cristiani e soprattutto l'invito alla conversione che Gesù stesso rivolge ai suoi ascoltatori dopo che Giovanni Battista era stato arrestato. Andiamo per ordine. Dal testo della prima lettura tratto dal profeta Isaia ascoltiamo queste parole di speranza e di luce in vista della venuta dell'atteso Messia: "In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". Questa luce è Cristo, che ha moltiplicato la gioia, ha aumentato la letizia. In Lui gioiscono tutti come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Il Messia è letizia di Dio. È Colui che cambia le tenebre in luce, la tristezza in gioia e la disperazione in santa e certa speranza di vita. Al brano di Isaia gli fa da completamento il Salmo 26 (27) nel quale si inneggia alla luce che viene da Dio: "il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?" Non può avere timore e paura chi confida nel Signore ed è guidato da una fede certa. Questi si fa guidare dalla luce che non conosce tramonto ma solo nuove albe che è la fede in Dio. Chi spera nel Signore è forte, il suo cuore si risalda e si apre alla speranza. Da parte sua san Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi tratto dalla prima lettera ai Corinti esorta i cristiani ad essere unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra loro. Purtroppo queste divisioni ci stavano e ci sono, ma dovrebbero essere superate nell'unità in Cristo. Amareggiato per le cose di cui è venuto a conoscenza, San Paolo vuole evitare ogni tipo di appartenenza a questo o a quel discepolo o apostolo di Gesù, ma vuole indirizzare tutti all'unità della fede, della dottrina e della morale, partendo da Cristo Crocifisso. E fa notare giustamente: "È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo". Uscire fuori dagli schemi di identificazione o appartenenza che non siano esclusivamente di Cristo. Fa da completamento ai testi biblici di oggi il brano del Vangelo di Matteo in cui la parte centrale e più interessante è quella relativa alla predicazione di Cristo. Gesù scende in campo e comincia a predicare dopo l'arresto di Giovanni, continuando così l'opera del cugino precursore e utilizzando lo stesso linguaggio. Infatti dice «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Non si limita solo a questo e incomincia ad aggregare persone intorno a Lui scegliendo i primi apostoli percorrendo il litorale del mare di Galilea. I primi a seguirlo furono Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, due esperti pescatori ai quali disse: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono"... Da due divennero quattro a distanza di pochi passi. Infatti, "Gesù andando oltre vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono". Dopo la chiamata l'annuncio del Regno e Gesù lo fece percorrendo tutta la Galilea... Si fermava nelle sinagoghe per insegnare ed annunciare il vangelo del Regno, ma anche guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo". Un'azione a largo raggio e con una molteplicità di azioni quella di Gesù che spazia dall'insegnamento alla carità, all'amore per i più deboli e fragili. Le sue parole non sono buttate al vento ma nel cuore dei credenti che sanano davvero. La parola di Dio può realmente trasformare la vita di chi si lascia guidare da questa luce e da questa forza divina. Facciamo spazio a questa parola e saremmo saggi, retti e santi. |