| Omelia (24-01-2026) |
| Missionari della Via |
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Dio, nel suo farsi uomo in Gesù, vive l'incomprensione e l'opposizione dei suoi familiari. Diceva san Beda: «siccome non riuscivano a comprendere l'altissima sapienza che ascoltavano, credevano che egli parlasse come uno che è fuori di sé.». Per i parenti quello che faceva Gesù era troppo! Gesù è dipinto come individuo "fuori posto", senza patria né fissa dimora, che rifiuta la rete di relazioni tipiche della famiglia (lascia casa e lavoro, è povero e itinerante), e cerca spazi diversi da quelli culturalmente e religiosamente accettati: si dedicava corpo e anima agli altri, rinunciando persino a mangiare pur di predicare; andava e veniva senza fissa dimora; girava con un gruppo di discepoli tra i quali vi erano delle donne... Non dobbiamo pensare ai familiari di Gesù come a dei mostri "contro" di lui; semplicemente, non lo capivano. È la logica familiare: difendere il "loro" familiare. D'altronde le dicerie su di lui ledevano "l'onore" della famiglia: meglio portarselo a casa! Gesù era "troppo", troppo radicale, troppo diverso da come facevano tutti. E imbrigliati nei loro giudizi e pregiudizi, lo scambiano per un matto! Fa riflettere, no? Ci farà bene chiederci: non è che anche io, quando vedo qualcuno che ama di più, che è scomodo, che è profetico, sento fastidio? E anziché interrogarmi sul perché di questo fastidio, attribuisco direttamente a lui la colpa? Nel corso della storia, tanti e tanti cristiani hanno vissuto la stessa cosa di Gesù, ovvero l'incomprensione dei familiari che non riuscivano a capire e accettare il loro cambiamento. Basti pensare a esempi luminosi come santa Barbara, divenuta cristiana e per questo uccisa dal padre Dioscoro visto che non riuscì a dissuaderla; Sant'Agnese di Roma, di famiglia nobile, promessa sposa contro la sua volontà: i parenti e pretendenti la denunciarono come cristiana quando rifiutò il matrimonio; san Francesco d'Assisi, osteggiato dal padre Bernardone e dalle famiglie dei suoi primi confratelli... L'elenco potrebbe continuare a lungo; se da una parte ci mette in guardia dal fare altrettanto, dall'altra ci consola, specie se in questo momento stiamo attraversando situazioni difficili, incomprensioni, scherni. Che bello sapere che il Signore ci è passato e continua a passarci con noi e in noi. Chiediamogli dunque la grazia di saper sostenere le difficoltà dando una buona testimonianza, affinché con il nostro agire, e quando necessario con il nostro dire, sia seminato nel cuore di tutti il seme dell'amore di Dio, seme prezioso che potrà germogliare a suo tempo, seme da coltivare con il sacrificio e la preghiera. «Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all'anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita. Vivete sottomessi ad ogni umana autorità per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come inviati da lui per punire i malfattori e premiare quelli che fanno il bene. Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti, come uomini liberi, servendovi della libertà non come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re» (1Pt 2,11-17). |