Omelia (23-01-2026)
Missionari della Via


Gesù chiama i suoi primi discepoli, gli "apostoli" e Marco ci dice la finalità di questa chiamata: «perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni». Abbiamo qui un passaggio cruciale per tutti, specialmente per i consacrati e le consacrate. Anzitutto Gesù chiama a stare con Lui: come a dire, prima di fare (anche cose per Lui) c'è da stare (con Lui). Il rischio di scadere in una forma di attivismo, di fare tante cose anche per Gesù ma perdendo di vista Gesù è sempre alle porte. Prima c'è lo stare con Gesù, poi l'essere inviati; prima il lasciarsi parlare al cuore da Lui, poi il parlare di Lui; prima il lasciarsi amare, poi amare tutti nel suo nome. È da questo primato della grazia che scaturisce una intensa vita spirituale e una feconda missione.

E poi Gesù invia per predicare e scacciare i demòni; è un compito grande, essere "profeti" dunque annunziatori della parola di Dio, aiutando le persone, nel suo nome, a liberarsi dalle menzogne del maligno, avvicinandosi sempre più a Lui. Questo, tra le altre cose, ci ricorda l'importanza di vegliare sulle nostre parole e sulla qualità del nostro dire. San Pietro afferma: «Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!» (1 Pt 4,11). Tra le tante chiacchiere, è importante che portiamo parole buone, concrete, benedicenti, che "sanno" di Dio e orientano a Lui. A cominciare dalla propria famiglia e dalla propria comunità, si potrebbe iniziare dal far attenzione a custodire una certa qualità nel dire. A volte, anche a casa ci si riduce a parlare poco e di semplici fatti, trascurando la condivisione del vissuto personale, degli stati d'animo provati, delle difficoltà vissute. Questa modalità con il tempo raffredda i cuori e, peraltro, rischia di renderci diffusori di chiacchiere. Nella misura in cui si trascura la propria interiorità e ci si nutre di banalità, seguono consigli "all'acqua di rose", parole buttate lì, ripetizione meccanica di detti di dubbia efficacia... Madre Teresa in qualche modo diceva che c'è già abbastanza buio attorno a noi, e noi con le nostre parole possiamo aumentarlo oppure rischiararlo di luce. Chissà noi, anzi, io, nel mio contesto, cosa diffondo! Ci farà bene analizzarci. Nell'epoca della banalizzazione del male e delle parole, il Signore ci chiama ad essere annunziatori della sua parola, consapevoli che, come disse san Paolo nella sua lettera ai Romani:

«Se con la tua bocca proclamerai: "Gesù è il Signore!", e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo... Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!» (Rm 10,9.14-15).