| Omelia (22-01-2026) |
| Missionari della Via |
|
In Gesù si manifesta la presenza di Dio, una presenza che risana e libera; tuttavia, stupisce che imponga alla gente di non dire chi è. Perché? Perché in quel momento non avevano ancora capito chi fosse veramente; avrebbero potuto scambiarlo per un guaritore, per uno che portava benessere a buon mercato. Secondo la prospettiva di Marco ci vorrà la croce per capire chi è veramente; e sarà un pagano a rivelarlo, il centurione, che dirà: «veramente costui era figlio di Dio». A noi cosa dice tutto ciò? Che è necessario camminare con Gesù, frequentare la Chiesa e formarsi spiritualmente per poterlo annunciare sempre meglio. Se è vero che all'inizio del cammino di conversione generalmente siamo mossi da un certo entusiasmo (che sarebbe bene custodire e alimentare), è altresì vero che vero che solo camminando possiamo approfondire la nostra fede. Funziona un po' come in ogni relazione d'amicizia o d'amore: più passa il tempo, più conosci la persona a cui vuoi bene, più sai descriverla con contezza (anche se il mistero del suo essere supera sempre la nostra conoscenza parziale). Questo chiede di dedicare del tempo alla formazione, a sane letture spirituali che nutrano il nostro cuore, ad ascoltare catechesi che ci nutrono e non chiacchiere che ci disperdono. In fondo, è il dinamismo dell'amore: se ami desideri conoscere, e quanto più conosci più ami. |