| Omelia (21-01-2026) |
| Missionari della Via |
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Il rischio che il Vangelo di oggi mette in luce è veramente serio: la religiosità vissuta male ci porta ad essere freddi e moralmente rigidi. Questo il caso: in sinagoga vi era un pover'uomo con la mano paralizzata e i presenti anziché sperare che Gesù lo guarisse, lo scrutano malevolmente per avere di che accusarlo. E quando Gesù interpella la loro coscienza, chiedendo se è lecito fare del bene in giorno di sabato, non risponde nessuno. Come possiamo notare, da una parte c'è un forte pregiudizio negativo su Gesù; dall'altra parte, vi è una grande rigidità in merito all'interpretazione del comandamento del riposo sabbatico, peraltro spogliato del suo senso più profondo. Tutto ciò ci invita a scendere nel cuore ed esaminare il corso dei nostri pensieri, dei nostri giudizi, e dei nostri fastidi. Sì, perché a volte ciò che ci infastidisce negli altri è ciò che in qualche modo vorremmo fare ma non riusciamo; oppure è quel che accusiamo in noi stessi senza riuscire ad ammetterlo a noi stessi. Esaminiamoci, dunque, e chiediamo al Signore la guarigione del cuore. Perché ben peggio di un arto paralizzato è avere il cuore indurito, sclerotizzato, che non sa amare. |