Omelia (19-01-2026)
Missionari della Via


In questo brano alcuni si avvicinano a Gesù per chiedergli perché i suoi discepoli non digiunano a differenza dei farisei e dei discepoli di Giovanni. È una domanda che nasce da un modo di pensare abituale: la vera religiosità si misura con le pratiche esterne, esteriori, e spesso con il fare ciò che si è sempre fatto. D'altronde sia i farisei che i discepoli di Giovanni digiunavano per devozione e in preparazione all'avvento del Messia, incapaci, tuttavia, di riconoscerlo presente in mezzo a loro. Gesù risponde introducendo un'immagine sorprendente: lo Sposo. Non parla di norme né di obblighi: parla di un incontro d'amore, di una festa nuziale, di una Presenza. Ci ricorda che il cristianesimo, prima di ogni regola, è un legame sponsale, un rapporto vivo con il Signore. Così il vero digiuno non è anzitutto un atto ascetico fine a sé, ma diventa un linguaggio d'amore: esprime l'attesa, il desiderio, la ricerca. È un dire: sei tu il mio tutto, ciò di cui ho veramente bisogno per vivere.

Forse anche noi viviamo o vivremo giorni in cui lo Sposo sembra esserci "tolto": momenti di buio, di silenzio, di fatica. In quei giorni il digiuno - in qualunque forma lo viviamo - diventa un atto di fede: "Ti cerco anche quando non ti vedo; mi fido anche quando non ti sento". E questo rapporto, questo legame d'amore, non è riducibile a delle pezze religiose da apporre sulla nostra vita di prima; è (Spirito di)vino nuovo, che chiede di essere accolto in otri nuovi. Infatti, come disse un biblista: «Le parabole degli otri e degli abiti rattoppati sottolineano l'incompatibilità radicale tra la predicazione di Gesù e le forme religiose del giudaismo farisaico. La novità del tempo messianico non può essere contenuta entro schemi antichi» (J. Jeremias). È una vita nuova che ci viene donata e chiede disponibilità a lasciarci cambiare nel modo di pensare e di conseguenza nel modo di agire, sia personale che ecclesiale, disposti anche a rivedere, e nel caso a purificare, tradizioni e pratiche che ormai non parlano più al cuore degli uomini e delle donne di oggi. Che il Signore ci aiuti a vivere con quest'attitudine discepolare, sempre in cammino, sempre pronti al cambiamento.

«Il Signore chiama la sua dottrina vino nuovo, perché richiede uomini rinnovati. Non si possono versare gli insegnamenti evangelici in costumi vecchi, ancora attaccati alle pratiche antiche» (san Giovanni Crisostomo).

«Il vino nuovo significa la grazia del Nuovo Testamento; gli otri nuovi coloro che, rinnovati dallo Spirito, sono resi capaci di sostenere le esigenze evangeliche»
(san Tommaso d'Aquino).