| Omelia (25-01-2026) |
| padre Paul Devreux |
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Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». La prima notizia che abbiamo di Gesù è che è andato a farsi battezzare da Giovanni, ma sappiamo anche che si è fermato presso di lui abbastanza da farsi degli amici che da discepoli di Giovanni diventeranno suoi discepoli. Per un po' ha anche battezzato. Ma quando Giovanni viene arrestato deve prendere una decisione. Avrebbe potuto prendere il suo posto. Sarebbe stato facile continuare la sua opera, ma anche rischioso. Probabilmente avrebbero arrestato anche lui nel giro di poco. Gesù preferisce ripartire da zero e da lontano, facendo una cosa nuova e tutta sua. Per cui decide di tornare in Galilea, ma non a Nazareth, perché nessuno è profeta in patria. Parte da Cafàrnao, dove la mentalità è più aperta perché ci passa molta gente. Ma anche perché lì ritrova gli amici che si è fatto da Giovanni. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Per regno dei cieli s'intende il regno di Dio, basato sulla bontà e sulla giustizia, in modo da dare a tutti la possibilità di stare bene. L'opposto di un regno infernale, dove si sta male. Convertirsi significa provare a cambiare mentalità; passare dalla mentalità di chi deve difendersi a tutti i costi, a quella di chi può provare ad amare, per essere in comunione con Dio e perché si sente figlio di Dio. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Pescatori di uomini significa tirare fuori dagli abissi, da dove si vive male, l'uomo infelice, perché possa cominciare a respirare e avere una vita degna di questo nome. In altre parole, è la chiamata universale che Gesù fa a tutti gli uomini, indipendentemente dal loro credo e dalla loro condizione, ad amare e servire; perché vivere è bello, ma dare la vita è ancora più bello, perché dà senso alla vita e anche alla morte. È una vocazione bellissima. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Lasciare la barca e il padre significa rinunciare alle nostre sicurezze e abitudini per poter abbracciare una vita completamente nuova; come fa un innamorato. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, Questo è un altro dettaglio importante: all'inizio Gesù si fa conoscere insegnando di sabato nelle sinagoghe, dove era consuetudine dare la parola all'ospite di passaggio, come segno di accoglienza e anche per avere notizie fresche. annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Il vangelo è la scoperta di una buona notizia; Dio è molto diverso da come l'uomo se lo è sempre immaginato. Scoprirlo presente e attento alla nostra vita è fonte di tranquillità e quindi anche di salute. Buona domenica. |