Omelia (18-01-2026)
Omelie.org (bambini)


Cari bambini e bambine, ragazzi e ragazzi, ben trovati.
Questa domenica le Letture sono una vera coccola per la nostra anima, perché parlano della scelta che Dio fa nei nostri confronti. Siamo talmente importanti per Lui che ci dona Suo Figlio e ci chiede di essere luce per coloro che non Lo conoscono. Dio ha più fiducia a noi di quanta noi ne abbiamo in noi stessi!
La Prima Lettura è tratta dal Libro del Profeta Isaia ed è parte di quello che è chiamato "il secondo canto del servo". Di questi canti ne esistono quattro ed ognuno di essi è una lode ad un aspetto dell'opera di Gesù. Una precisazione è d'obbligo. Non dobbiamo intendere la parola "servo" in senso dispregiativo, ma in senso di "sequela". Il servo è colui che, amando Dio, ne mette in pratica i suoi insegnamenti. Questa Lettura ci rivela chi è Gesù. Non è solo un inviato, ma è la luce del mondo. In un momento storico come il nostro, dove, a livello internazionale, la violenza fa da padrone, lo scoraggiamento è molto facile. Allora dobbiamo alzare gli occhi verso la croce: essa è la luce che ci indica la via. Questo l'Amore totale della Grazia che non tiene nulla per sé. È aperto verso l'infinito, si dona completamente. È la nostra luce e noi a, nostra volta, dal momento che abbiamo ricevuto questa Grazia, non possiamo insuperbircene. Ma dobbiamo donarla agli altri. Infatti più grande la Grazia, più grande è la missione.
La Seconda Lettura è il saluto di apertura che san Paolo pone nella Prima Lettera i cristiani di Corinto. Non avendo un particolare e lampante significato, potrebbe sembrare trascurabile, invece mi colpisce una frase: "santi per chiamata". Noi non abbiamo scelto Gesù e non abbiamo fatto nulla per meritarcela questa chiamata. Siamo stati solo chiamati e così, come riceviamo amore, cura e insegnamenti dai nostri catechisti e sacerdoti, anche noi, un giorno, dovremmo ridarne seguendo sempre l'esempio della croce.
Veniamo ora al Vangelo. È il proseguimento di quello di domenica scorsa, come una miniserie a due puntate. È un testo semanticamente ricco e non possiamo vederlo nei particolari poiché non è questo il luogo. Mi voglio soffermare solo su due parole: "agnello" e "peccato". La prima è un'espressione molto chiara per gli ebrei che ascoltano il Battista. L'agnello era usato durante la notte di Pasqua come segno dei figli di Israele (il sangue sugli stipiti e la carne consumata in famiglia insieme al pane azzimo prima di uscire dall'Egitto) ed il capro era usato anche nel giorno del pentimento dei peccati, chiamato "yom kippur", quando veniva immolato dal sommo sacerdote per l'espiazione di peccati del popolo ebraico. Tutto il messaggio del Battista è chiaro. Gesù è il nuovo agnello. Infatti prosegue dicendo: "che toglie il peccato del mondo". Una traduzione più letterale sarebbe: "che prende su di sé il peccato del mondo". Come ha portato la croce sulle spalle lungo la Via del Calvario, Gesù si carica del nostro peccato, lo fa suo. Non lo butta via, non lo spreca. Ma ne fa strumento per manifestare il Suo Amore e la Sua Gloria. Ma poi cos'è questo "peccato del mondo"? Qual è il peccato più serio di tutti? Innanzitutto un peccato non è soltanto una cattiva azione, ma è uno spreco, un rifiuto di una grazia, e questo spreco per eccellenza, è rifiuto della comunione con Dio. L'essere umano commette malvagità quando si allontana da Lui. Questa solitudine che ne deriva ci consuma dall'interno e ci disorienta. Portandoci a compiere scelte sbagliate. Cristo porta sulle sue spalle questo rifiuto e lo innalza fino al Cielo. La croce unisce il Cielo e la terra, perché l'uomo non sia più solo, ma in comunione con Dio, ecco perché abbiamo bisogno di confessarci: per non perdere mai questa relazione costante di vita.
Carissimi, con queste Letture la Chiesa, ci sta dicendo che a Gesù non è bastato nascere nel mondo, ma ha portato il mondo in Cielo, al Padre, per mezzo dello Spirito Santo. Forse dovremmo essere tutti più consapevoli che siamo amati dall'Amore più grande di tutti.
Commento a cura di Cristina Pettinari