Omelia (18-01-2026)
don Andrea Varliero
L'Agnello, il Bambino, il Servo di Dio

Una settimana: in una settimana la sua figura entra nel mondo. Il primo giorno è atteso: «Verrà uno che farà vivere in modo diverso, uno di cui non mi sento degno». Il secondo è visto arrivare, come una figura silenziosa, i contorni ancora sfumati. Il terzo giorno è incontrato da due fratelli, Andrea e Pietro: «Dove sei di casa?». Il quarto giorno è accolto da due popoli, Filippo e Natanaele, mondo ellenistico e popolo eletto: «Venite, vedrete!». Fino al settimo giorno, giorno di festa, grande, festa di nozze insieme con Lui. È la prima settimana del Vangelo secondo Giovanni: abbiamo appena ascoltato il secondo giorno, quello della figura. Gesù non apre bocca, non dice nulla, rimane in un silenzio buono, accogliente: la sua figura sta davanti a Giovanni Battista.
«Ecco l'Agnello di Dio!», grida. Lo dice in dialetto, e quel dialetto è polifonia di tanti significati: «Ecco il servo di Dio!», «Ecco il bambino di Dio!», «Ecco il buon pastore di Dio!». Ecco l'innocente, il puro, il semplice, ecco il mite. Agnello di Dio, come direbbe frate Francesco. Ecco il forte, che non ha bisogno di nessuna violenza, né verbale, né fisica, come un buon pastore. Ecco il sacrificio e il memoriale, colui che ci ha salvati dalla notte della vendetta, dalla notte della morte, come l'agnello dell'Esodo. Ecco colui che ci ha resi liberi. Ecco la promessa e la speranza di un mondo nuovo per tutti i popoli, come quel servo intonato da Isaia profeta.
È un agnello che toglie e porta su di sé. Si assume una responsabilità, si addossa un peso; e allo stesso tempo quel peso diventa leggero per noi, rende leggera la vita a tutti noi. Noi che conosciamo benissimo il peso del senso di colpa, e abbiamo dimenticato il senso del peccato. Noi che forse un po' di senso di colpa sarebbe da recuperare, ascoltare la coscienza. Toglie e porta sulle sue spalle non i peccati, ma un unico peccato, il peccato del mondo. Non una lista infinita che neanche più conosciamo, che nel casellario della giustizia ci rende sempre in debito. Un unico peccato, il peccato di vivere una vita sospetta: sospettare di un innocente, sospettare di un agnello, sospettare di un gesto e di una carezza, sospettare di Dio. Dicono che in tempo di guerra la prima a morire sia la verità. Condivido, il sospetto uccide anche la semplicità tra una vittima e un colpevole, tra una verità e una falsità. L'agnello di Dio toglie e porta su di sé il sospetto di Dio stesso, sospettare del suo volto di Padre, sospettare che non ci sia. Il peccato è così diverso dal senso di colpa: il senso di colpa distrugge la mia immagine, il peccato rompe una relazione.
Mi sorprende Giovanni Battista: lo dichiara Figlio di Dio, per niente. Quella figura non ha ancora pronunciato nessuna parola, non ha toccato nessuna mano malata, non ha ancora rialzato nessuno ai margini. Giovanni Battista inizia da una fiducia, la sua fede è un punto di partenza, un primo passo, non un infinito ragionare, neanche una vita tormentata dal dubbio, neanche un'eterna vita sulla soglia, neanche un punto di arrivo. Non si approda alla fede, si parte dalla fede: per navigare, per cercare, per vivere. Esperienza che appartiene a tutti noi: appartiene alle nostre scelte di vita, ai nostri amori, alle nostre professionalità, ai nostri figli. Più ho avuto fiducia, più lo ho incontrato nella mia vita, più si è reso presente. Più ho creduto, più ho veduto, persino Dio.
Ogni domenica riviviamo la stessa pagina di Vangelo meditata insieme. Lo facciamo in un momento immenso: il calice dell'Alleanza e il pane della vita innalzati, sospesi tra Cielo e Terra. Dopo le parole di un'Alleanza e prima di accoglierlo in noi. Una famiglia che insieme per tre volte intona: Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Dona a noi la Pace. Agnello di Dio: entra nella nostra vita con la tua misericordia, entra nel nostro mondo con la tua Pace. Il sacerdote ripete le stesse parole di Giovanni Battista: Ecco l'Agnello di Dio. Ecco colui che toglie il peccato del mondo. Assieme ad una beatitudine, la più bella: beati, felici, in cammino, rialzatevi! Voi che siete invitati a quella cena di comunione. Che cosa vivo come sacerdote in quel momento? Un attimo di eterno: come se il mondo fosse sospeso fuori dal tempo, oltre lo spazio. Un attimo di timore: sono così lontano, così fuori, così misero. Un attimo di gioia: come se fossimo un cuor solo, un corpo solo. Un attimo di intimità: siediti ancora insieme con noi, mangia ancora di noi. Un attimo di pace: quella pace interiore che non trovo fuori, non trovo mai pienamente, se non in Lui. Un attimo di silenzio e di canto: il mondo sollevato e significato in un pezzo di pane, un Dio buono come il pane. Ecco l'Agnello di Dio.