| Omelia (18-01-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Lo Spirito e l'Agnello Giovanni è ben contento che qualcuno stia battezzando e mietendo sempre più discepoli al punto di superare il suo Battesimo, che era semplicemente di acque, esteriore, che esteriorizzava la conversione per il perdono dei peccati. Ne è entusiasta perché sa di aver adempiuto la sua missione: spianare i sentieri al Messia Salvatore che era stato atteso e che adesso è venuto, ha posto la sua tenda in mezzo a noi, chiamandosi Gesù Cristo. Se ne era fatto precursore e aveva sempre saputo di essere a lui inferiore e lo aveva da sempre ben accettato, sin da quando nel grembo materno di sua Madre Elisabetta aveva esultato alla venuta di Maria, anch'ella gravida del Salvatore medesimo (Lc 1, 40 - 49). E adesso, sconfessando coloro che si stupiscono che Gesù sta battezzando molto più di lui dall'altra parte del Giordano, afferma: "Lui deve crescere e io diminuire". In primo luogo perché Gesù è rivestito di Spirito Santo, lo stesso Spirito che lo istituisce Figlio di Dio subito dopo che egli medesimo si lascia lambire dalle acque del Battista. Lo stesso Spirito che aveva favorito la sua incarnazione, che aveva ispirato i suoi genitori nel corso della sua crescita formativa e che lo accompagnerà sempre nella sua missione, anche quando lo condurrà innanzitutto nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E'lo Spirito quindi che guida e orienta Gesù e al quale Gesù resta sottomesso, anche se poi ne sarà dispensatore. Al momento della sua morte infatti egli "consegnerà lo Spirito al Padre" e dello stesso Spirito sarà dispensatore immediatamente dopo la resurrezione ai suoi discepoli alitando su di loro perché possano "rimettere o ritenere i peccati" secondo il discernimento obiettivo. E lo stesso Spirito che, promesso ai suoi apostoli, verrà a questi effuso nel giorno di Pentecoste (At 2). Lo Spirito Santo attesta che davvero Gesù procede dal Padre e che è anzi il dono più grande che il Padre possa concedere all'uomo. Egli rende testimonianza del Cristo su tutti i fronti e in tutti i casi e anche oggi ne rende viva la presenza e l'azione invisibile per mezzo dei segni visibili che sono i sacramenti. Soprattutto nello stesso Battesimo di Gesù. amministrato oggi dai successori degli apostoli e dai loro collaboratori, è in forza dello Spirito che Gesù conferisce in ciascuno la sua grazia santificante, chiamando a nuova vita. Lo Spirito in Gesù è disceso e (appunto) è rimasto, anzi esso da Gesù si è diffuso. Sempre in forza dello Spirito Gesù sarà superiore a Giovanni e a tutti gli altri uomini perché Agnello che toglie il peccato del mondo. Questa proclamazione annuncia in Gesù la sua vera identità di Salvatore che consiste non nell'essere protagonista ma nell'essere vittima di espiazione dei nostri peccati; non soltanto dei nostri ma di quelli del mondo intero (1Gv 4, 10). E' appunto perché agnello mansueto votato al macello, vittima e sottomesso che Gesù si rende nostro Salvatore e, stando all'immagine suggerita da Isaia, anche "luce che illumina le genti". Il sacrificio di Cristo con il suo sangue sparso sulla croce sarà il prezzo del nostro riscatto; pagherà il nostro prezzo e ci renderà meritori davanti a Dio, donandoci quella giustificazione che sarebbe impossibile con le nostre sole forze. Per questo anche l'Apocalisse afferma che "la salvezza appartiene al nostro Dio assiso sul trono e all'Agnello"(Ap 7.10) perché nell'immolazione della Vittima sacrificale avverrà il riscatto divino per tutti quanti gli uomini. Lo Spirito Santo guadagnerà a Gesù l'umiltà e la procurata mortificazione di dover essere vittima innocente per il nostro riscatto e questo essere Agnello lo configurerà come nostro Pastore, perché lo renderà in grado di compatire le nostre pene. Il suo Regno consiste nell'umiltà e nell'abbandono che realizzano l'amore la cui componente vera è il sacrificio. Ma dall'umiliazione ne deriverà la gloria e l'innalzamento. Questo incoraggia anche noi ad affidarci allo Spirito Santo quando siamo invitanti ad assumere la croce nelle nostre spalle, perché lo Spirito ci sosterrà nel portarne il peso e sempre Questi ce ne guadagnerà tutti i meriti di gloria. Giovanni vede che colui sul quale lo Spirito discende e s'intrattiene è l'Agnello, il cui sangue ci riscatterà dal peccato e questi due elementi motivano il suo zelo e la sua gioia di annunciare il Messia e di lasciare che abbia la precedenza assoluta su di lui. La sua umiltà lo conduce ad accrescere in se stesso la medesima fede a cui invita tutti i suoi interlocutori; la penitenza che incarna nel deserto, sia fisico che spirituale, lo conducono a individuare nello stesso Cristo il fondamento e la finalità, lo sprone e la motivazione della sua missione. Lo zelo missionario che lo anima e che lo incita alla missione di annuncio lo rendono il primo fra tutti i discepoli del Maestro Messia e Salvatore. Giovanni darà la sua vita per la coerenza al suo messaggio e Gesù individuerà in lui il profeta Elia, del quale si aspettava il ritorno. Per esaltare in lui l'umiltà e la semplicità alle quali consegue sempre la gloria proporzionata. |