| Omelia (17-01-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Seguimi Il tempo ordinario iniziato lunedì si apriva con l'icona dei primi discepoli chiamati alla sequela. Ci trovavamo sulla spiaggia e con uomini pronti a rassettare le reti della pesca e mettersi a seguire Gesù sollecitati da quell'espressione forte tipica del Maestro: Seguimi. Un'altra icona di sequela ci accompagna nella nostra riflessione con il brano evangelico. Abbiamo Matteo che a differenza di quelli incontrati lunedì è intento a compiere azioni cattive. Egli è un pubblicano ed è un uomo ricco e la sua ricchezza è acquisita a scapito degli altri. Egli è un esattore e usuraio per conto degli invasori romani. Inviso quindi dagli ebrei che cercano in tutti i modi di evitarlo. Sappiamo che gli esattori delle tasse erano molto odiati, non solo perché riscuotevano le tasse per i romani, ma perché si prendevano gli interessi che si intascavano ed erano per lo più con tassi altissimi. Comprendiamo il motivo per cui erano considerati rinnegati e pubblici peccatori, degni di essere emarginati dalla comunità, dal tempio e dalle altre forme di aggregazione e attività laicale, sia politiche che religiose. Era idea diffusa tra i Farisei e gli scribi che per i pubblicani non ci sarebbe stata redenzione. È in questa chiave che dobbiamo leggere il disappunto che si crea intorno a questa icona. Quello che colpisce è che Matteo non è alla ricerca di qualcosa di più nella vita. Egli se ne sta seduto; non sembra esserci ombra d'inquietudine in lui tutto preso nella sua professione e alla ricerca di un guadagno veloce. È proprio vero non sempre le apparenze corrispondono alla realtà e Gesù alla capacità di vedere in profondità quest'uomo capisce che c'è altro in lui. Ci stupisce molto la reazione di Levi, perché si alza immediatamente e lo segue. Nel suo dipinto, che possiamo ammirare nella chiesa di San Luigi dei francesi a Roma, il Caravaggio riesce a mostrare bene lo stupore di Matteo con la mano, dello stesso, che indica. Non sappiamo se stia indicando se stesso, come a dire: dici a me? Oppure: dici a lui? indicando l'uomo a fianco, come se fosse incredulo che Cristo potesse chiamare proprio lui. Probabilmente era abitato dal ribrezzo di se stesso e non sapeva come uscirne, non sentiva di avere altre possibilità nella vita. È bastato un semplice invito per trovare una via di fuga da quella situazione perché lo sguardo di Gesù ha tolto l'oscurità dal suo cuore. Colpisce che egli potrebbe essere l'autore di quel vangelo in cui è scritto: "Quando tu dai elemosina, non deve sapere la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina rimanga nel segreto... ". Questo "Seguimi! "è un appello a dare una "sterzata" al nostro modo di condurre la nostra vita, una sorta di appello a non perdere più tempo nel girare attorno all'essenziale, ma a centrarlo. È anche un invito a sospendere il giudizio sugli altri, sui fratelli e le sorelle sulle persone che noi riteniamo secondo i nostri criteri. Sarebbe bello risuonare la lettera ai Corinzi 1,27-29 Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. |