| Omelia (18-01-2026) |
| diac. Vito Calella |
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Le tre testimonianze di San Giovanni Battista Le tre testimonianze di San Giovanni Battista, raccontate nel Vangelo di questa domenica, possono aiutarci a rinnovare la nostra scelta di essere discepoli missionari di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo con gioia la nostra vocazione battesimale, cresimale ed eucaristica con lo stile di vita della diaconia, cioè del servizio disinteressato nella nostra comunità, impegnati in quelche gruppo pastorale. (1) San Giovanni Battista pregava, custodiva e meditava la Parola di Dio nella sua mente e nel suo cuore; (2) viveva la sua missione desiderando di scomparire per far risplendere la luce di Cristo; (3) aveva l'intuizione che, per Cristo, con Cristo e in Cristo, Figlio di Dio, tutta l'umanità condivida la stessa dignità della filiazione divina, a partire dai più poveri e sofferenti. Come Giovanni Battista, vogliamo pregare, custodire e praticare la Parola di Dio. È impressionante percepire la testimonianza di San Giovanni Battista che, nel Vangelo di Giovanni, indica con fermezza Gesù, giunto lì per essere battezzato, dando questa prima testimonianza: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Riconoscere Gesù in questo modo, come «l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo», rivela la familiarità del profeta con le Sacre Scritture dell'Antico Testamento. Il quarto canto del servo di Yahweh (Is 52,13-53,12) indicava così il servo sofferente: «Come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte a chi lo tosa, così egli non aprì bocca. Fu portato via e giudicato ingiustamente. Chi si curò della sua vita? Fu eliminato dalla terra dei viventi, trafitto per la trasgressione del popolo» (Is 53,8). San Giovanni Battista pregava, meditava e custodiva la Parola di Dio nella mente e nel cuore. Fin dall'inizio del suo ministero pubblico, Gesù già veniva contemplato da lui come quel servo di Yahweh annunciato nei quattro canti attestati nel Libro della Consolazione di Isaia 40-55. Giovanni Battista e i suoi discepoli pregavano e meditavano sui testi del profeta Isaia. Quando Gesù iniziò il suo ministero pubblico, con il suo battesimo nel fiume Giordano, Giovanni Battista ricordò che il primo canto di Isaia 42,1-9 presentava il servo di Yahweh in questo modo: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Porrò il mio Spirito sopra di lui ed egli porterà la giustizia alle nazioni»( Is 42,1). Giovanni Battista percepì veramente che, quando Gesù fu battezzato da lui, dopo essere uscito dall'acqua, ci fu una manifestazione speciale dello Spirito Santo. Perciò, la sua seconda testimonianza è questa: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio chi mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi aveva detto: "Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo"» (Gv 1,32-33). Gesù si era presentato a Giovanni per essere battezzato, stando in mezzo ai peccatori e alla gente più povera e umile; Gesù era come il servo di Yahweh che «non griderà né alzerà la voce, non farà udire la sua voce nelle piazze, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino fumigante» (Is 42,2-3). Gesù si è presentato come il Figlio amato di Dio Padre, solidale con i più poveri e peccatori. Oggi, grazie al Vangelo di Giovanni, vogliamo imparare dalla testimonianza di San Giovanni Battista ad essere persone che dedicano tempo alla preghiera, alla meditazione, alla custodia e alla pratica della Parola di Dio nella nostra vita. Vogliamo conoscere e amare Gesù! Vogliamo far parte della moltitudine di cristiani battezzati e cresimati che ricevono fedelmente il Corpo e il Sangue di Cristo nel rito della comunione, sentendoci «chiamati ad essere santi insieme a tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro» (1 Cor 1,2). Come Giovanni Battista, vogliamo scomparire affinché la luce di Cristo possa risplendere. Nella sua prima testimonianza su Gesù, San Giovanni Battista aggiunse quanto segue: «Ecco colui del quale io dissi: "Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua: perché egli fosse manifestato a Israele» (Gv 1,30-31). San Giovanni Battista sapeva bene che il destino della sua grande missione profetica sarebbe stato quello di scomparire affinché solo la luce di Cristo Gesù potesse risplendere. Ciò di cui San Giovanni Battista rese testimonianza era già stato detto nel prologo: «Giovanni gli rese testimonianza e proclamava: "Ecco colui del quale io dissi: "Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me"» (Gv 1,15). San Giovanni Battista testimoniò che Gesù era veramente il Figlio amato di Dio, eternamente esistente in comunione con Dio Padre, come Parola creatrice di tutte le cose (cfr Gv 1,1). Il prologo riassume così la missione di San Giovanni Battista: «Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce» (Gv 1,6-8). In Gv 3,30 il profeta dirà: «Gesù deve crescere e io invece diminuire». Vogliamo imparare dalla testimonianza di San Giovanni Battista. Vogliamo vivere la nostra vocazione battesimale, cresimale ed eucaristica con lo stile di vita della diaconia, cioè del servizio disinteressato, spesso senza gratificazione, scomparendo. Vogliamo che il nostro servizio agli altri nel nome di Cristo sia svolto con umiltà e con la gioia di scomparire, affinché, attraverso il nostro donarci gratuitamente, possa apparire solo la luce di Cristo e il nome di Gesù, il servo sofferente, possa risplendere per la gloria del Regno di Dio Padre. Giovanni dovette vivere un'esperienza di conversione per «conoscere» Gesù nella figura del servo sofferente del profeta Isaia. Per questo affermò di «non conoscerlo» (Gv 1,31a). Si aspettava un messia potente, capace di punire i peccatori e di premiare gli umili e i giusti che riuscivano a convertirsi (cfr Mt 3,12). Tuttavia, Gesù si presentò come uno che privilegiava l'incontro con i più poveri e, soprattutto, con i peccatori, con coloro che erano più lontani da Dio. Non fu una scelta facile per Gesù dare priorità ai più poveri e confidare nella vera conversione dei peccatori che incontrava! Quando San Battista fu imprigionato, in procinto di essere martirizzato, inviò alcuni dei suoi discepoli da Gesù con la domanda: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). San Giovanni attraversò quella fase di crisi in cui sembrava che tutta la sua missione e la sua dedizione fossero state un fallimento! Anche noi, quando ci dedichiamo liberamente al servizio degli altri nel lavoro pastorale, soprattutto negli ambiti difficili della formazione e dell'evangelizzazione, o nel ministero sociale al servizio delle famiglie e dei bambini più bisognosi, dei dipendenti da alcol e droghe, dei carcerati e dei malati, possiamo scoraggiarci. Sparire, affinché la luce di Cristo risplenda, comporta anche queste prove di fedeltà e perseveranza, perché amare gratuitamente senza aspettarsi alcuna ricompensa è una scelta molto impegnativa. Ci sentiamo parte di quel piccolo resto del popolo d'Israele, esiliato a Babilonia, a cui è dedicato il secondo canto del servo di Yahweh in Isaia 49,1-7. Nel versetto 4 leggiamo: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Nonostante la mancanza di gratificazione derivante dalla nostra donazione, non ci scoraggiamo, perché abbiamo scoperto la meravigliosa dignità di essere tutti figli e figlie amati di Dio. Come Giovanni Battista, vogliamo annunciare a tutti la nostra comune filiazione divina. La terza testimonianza di San Giovanni Battista di questa domenica è la seguente: «Ho visto e attesto che questi è il Figlio di Dio!» (Gv 1,34). Se vogliamo essere discepoli di Cristo, sostenuti dalla comunione con il suo Corpo e il suo Sangue, lo Spirito Santo in noi ci fa gridare «Abbà, Padre» (Gal 4,6b = Rm 8,15b); apre la nostra mente e il nostro cuore alla fraternità universale. Insieme ai più poveri e sofferenti, perceiamo che «Dio ci ha preparati fin dal grembo materno per essere suoi servi» (Is 49,1b). Fin dal nostro concepimento nel grembo materno siamo amati da Dio. Tutti noi possediamo in egual misura questa meravigliosa dignità di essere "figli amati"; è una dignità che redime in modo particolare coloro che vivono ancora immersi nelle tenebre dei loro peccati e nella schiavitù dei loro vizi. |