| Omelia (18-01-2026) |
| padre Antonio Rungi |
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Ecco l'agnello di Dio La parola di Dio di questa seconda domenica del tempo ordinario mette al centro della nostra riflessione e la nostra meditazione il tema del sacrificio e della donazione. Già il profeta Isaia nel testo della prima lettura di questa domenica sottolinea la missione del Servo di Javhé, il Messia atteso delle genti, che sarà luce delle nazioni, porterà la salvezza fino all'estremità della terra. Si configura così con chiarezza la missione del Cristo, dell'inviato del Padre che fin dall'Antico Testamento è precisata nei contenuti e nelle dimensioni. Restaurazione, ricostruzione, ritorno dall'esilio, luce delle nazioni e salvezza per tutti. Termini precisi per capire esattamente quale era ed è stata la missione di Gesù, Figlio di Dio, venuto sulla terra per superare tutti i limiti umani, compreso quello più evidente e uguale per tutti, quello della morte. Il testo del Vangelo di oggi, tratto da San Giovanni ci aiuta a comprendere meglio la missione di Cristo, rapportandola al mistero del peccato e della grazia, al tema della salvezza per tutti. Nuovamente la figura del precursore, Giovanni Battista, ci offre a noi, con le sue parole ed il suo insegnamento chi era e chi è Gesù per noi credenti: «Egli è l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!" Egli è colui che è il Grande in senso assoluto, perché il Redentore, il Salvatore. Non si può competere con Lui in nessun modo, siamo su altri livelli e su altre nature ed identità. Natura e divina e natura umana in Gesù Cristo sono perfettamente unite nella sua persona, Lo dichiara esplicitamente e lo ammette senza ombra di dubbio il Precursore che vedendo venire Gesù verso di lui, testimonia, dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui... E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Questa professione di fede in Gesù Figlio di Dio noi la esprimiamo nella celebrazione eucaristica domenicale confermando il nostro desiderio di trovare in Cristo la sorgente di ogni gioia e benedizione. Cosa che hanno fatto gli apostoli conoscendo direttamente il Signore e dopo di loro quanti hanno intrapreso il cammino della fede, vicini a Gesù e accompagnati da Lui lungo i difficili sentieri dell'ammettere che Dio era in mezzo a loro, mediante proprio Gesù Cristo. Ecco perché l'Apostolo Paolo nel brano della prima lettera ai Corinzi, seconda lettura della parla di Dio di questa domenica mette in evidenza la sua chiamata alla predicazione e alla missione per volontà di Dio, rivolgendosi ai fratelli cristiani di Corinti come "coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro". Il suo saluto è davvero un augurio speciale per quanti vogliono vivere nella grazia e nella pace di Dio e di Gesù Cristo. In un tempo come il nostro segnato da tante guerre che questo augurio di pace possa raggiungere ogni uomo, ogni, popolo, ogni nazione della terra perché Cristo è Salvatore di tutti e non di una parte dell'umanità. Chi accoglie Cristo, accoglie la vita, la pace, la luce, la giustizia e la verità. L'Agnello di Dio che si sacrifica sulla croce per tutti noi è il necessario riferimento per trasformare ogni odio e risentimento in misericordia, perdono e riconciliazione tra tutti gli uomini del mondo, oggi e sempre. Amen. |