Omelia (18-01-2026)
don Michele Cerutti
È troppo poco che tu sia mio servo

C'è una espressione che mi colpisce in queste letture e lo offre il profeta Isaia: "è troppo poco che tu sia mio servo.... io ti renderò luce delle nazioni".
L'invito che ci fa il Signore ci dovrebbe scuotere perché non si accontenta della tiepidezza del nostro discepolato.
Non vuole un rapporto di servitù fatto di rispetto delle regole e dei precetti, ma ci sprona a essere testimonianza di questo amore.
L'espressione riportata nell'Antico Testamento dimostra che già il Dio degli Ebrei non si accontentava di un discepolato molto blando.
Pensate quante volte nei salmi ci viene detto che Dio è stanco dei nostri montoni e dei nostri agnelli offerti in sacrificio, ma preferisce un cuore contrito. Dio si stanca del nostro poco entusiasmo nel vivere la fede.
Abbiamo vissuto il tempo forte del Natale dove abbiamo misurato la lunghezza, la larghezza e la profondità dell'amore di Dio.
Questa domenica ci viene offerta la strada da perseguire per essere in questo mondo espressione di questo amore riversato gratuitamente.
Paolo e il Battista sono modello di questo invito che il Signore ha consegnato.
L'apostolo delle genti indirizza alla comunità di Corinto un saluto di pace.
Una comunità caratterizzata da divisioni e dalla presenza di fazioni. C'erano quelli che possedevano case e si permettevano lauti pranzi e vi erano anche però i nullatenenti.
C'erano quelli che sostenevano Paolo e altri che sostenevano Apollo.
C'erano quelli che valutavano di possedere doni spirituali e quelli che vivevano privi di questi doni generando nei primi uno stile di superiorità e altri avevano invece complessi di inferiorità.
Paolo si rivolge a queste comunità cercando di essere annunciatore di pace comprendendo che la missione si inserisce in questa dimensione in cui è esortato a essere: luce.
Il Battista nel brano evangelico comprende che è chiamato ad assumere un nuovo compito perché quel Messia atteso e annunciato ora è entrato nella storia.
Il Precursore ha il compito di annunciarlo e indicarlo. Da Paolo e dal Battista comprendiamo che siamo chiamati a essere luce delle Nazioni e non semplici servi che si limitano ai loro doveri.
Siamo chiamati a essere segnalatori della presenza di Gesù nella vita degli uomini e a essere strumenti di pace e di unità.
Viviamo circondati da troppe voci forti in cui uno accusa l'altro recuperiamo quindi uno stile tra cristiani in cui alle recriminazioni cediamo il passo al dialogo che costruisce.
Cerchiamo di essere fari in mezzo all'oscurità e gli uomini guardando noi e la nostra testimonianza possano santificare Dio.