Omelia (17-01-2026)
Missionari della Via


Levi (ovvero Matteo) risponde prontamente alla chiamata del Signore. Il suo sentirsi scelto e gratuitamente amato da Gesù, scatena in lui il desiderio che tanti altri possano incontrarlo. Gesù e i discepoli colgono l'invito e pranzano con i pubblicani e i peccatori; ma ecco la mormorazione dei "giusti", dei "religiosi praticanti" che chiedono: «perché condivide la mensa con i peccatori?» Quest'interrogativo riflette la mentalità giudaica secondo la quale la commensalità era sinonimo di compartecipazione. Gesù scardina la mentalità dei "benpensanti", per i quali la separazione dai peccatori era segno di autentica religiosità, rivelando un altro stile: quello della vicinanza e della compassione. Vertice di tutto è la risposta di Gesù. La prima parte, sullo stile dei proverbi, basata sul registro linguistico medico, serve a giustificare lo stile della sua missione: Egli è come un medico venuto per i malati e non per quelli (che si credono) sani. La seconda parte, fuori dalla metafora, chiarisce la modalità della sua missione: Egli è venuto a chiamare i peccatori a conversione. Tutto ciò fa riflettere e ci fa' chiedere: ho percezione di essere un peccatore? Sì? Bene, ma come: in generale, della serie: "siamo tutti peccatori" o nello specifico? Riesco a vedere il bisogno che ho di misericordia? Dove si vede se è così nel concreto? Da due cose: se so chiamare per nome le mie difficoltà; e dal tipo di sguardo e di approccio che ho nei confronti degli altri. Guardiamo al Vangelo: Levi, dopo essere stato "misericordiato" va subito incontro agli altri e coinvolge i lontani. Non alza muri con i lontani ma costruisce ponti. Quelli che si sentivano giusti, invece, fanno l'opposto; perdipiù mormorano, hanno il giudizio facile, hanno il dito puntato pronto. Facciamo dunque attenzione ai nostri modi di pensare, di sentire e di agire: in fondo, possono rivelarci qualcosa di profondo su noi stessi e sul nostro approccio alla realtà...

«Lo scandalo è: se Gesù è un Maestro, tra l'altro che fa i miracoli e si arroga un'autorità divina, come mai lui sta con loro? Capite che è una cosa tremenda: se io mi sento giusto e m'accorgo che Dio va con i peccatori, mi chiedo: allora, perché sono giusto, se lui sta con i peccatori?! Allora ho sbagliato io. Cioè si sente messo in crisi. Non è tanto l'interesse che lui sia lì, vada dove vuole. Il problema è mio! Vuol dire che lui con loro giace a mensa, sta steso tranquillo, chiacchiera, condivide la vita; e non è giusto, dovrebbe star con me! E questa obiezione è fatta ai discepoli. Cioè probabilmente è l'obiezione che i discepoli hanno nella Chiesa: si vede tanta gente che c'è nella Chiesa e che segue il Signore, ma che non ha ancora rotto con tante cose con le quali dovrebbe rompere. Cosa facciamo? Li mettiamo in prigione, li castighiamo, li mettiamo a pane e acqua, li fustighiamo un po' fino a quando migliorano e poi dopo...? Invece Gesù sta a mensa con loro... Vedete qui sotto c'è un grande mistero: è il mistero di Dio che è amore gratuito! E l'amore gratuito si manifesta dove non è meritato
(p. Silvano Fausti)».