Omelia (16-01-2026)
Missionari della Via


Dall'episodio del Vangelo di oggi prendiamo un aspetto contingente e solo in apparenza secondario: l'importanza della comunità. Gesù è in una casa e annuncia la parola di Dio. La casa è stata il primo luogo di preghiera e di ritrovo dei cristiani. Solo dall'Editto di Costantino in poi (313 d.C.) i cristiani si potranno riunire a pregare pubblicamente senza timore di persecuzioni. Ora, tanti erano attratti in quella casa dove Gesù insegnava. È bello: quando una comunità è radicata in Cristo e vive il Vangelo, attira. Ora, la casa era piena al punto che un paralitico era impossibilitato a passare. Allora i suoi quattro amici salgono sul tetto, lo scoperchiano e calano l'infermo davanti a Gesù. Essi rappresentano una comunità che non si limita a "fare il possibile" ma osa l'impossibile pur di condurre qualcuno a Cristo. È il simbolo di una fede che non si arrende, che trova strade nuove, che sa smantellare ciò che copre o oscura l'incontro con Cristo. Questi uomini rappresentano l'amicizia cristiana, la preghiera di intercessione, la capacità di portare gli altri quando non ce la fanno da soli. Ed è bellissimo quanto segue: «Gesù, vista la loro fede...». Il paralitico riceve il perdono e la guarigione non solo per la sua fede ma per la fede degli altri. Ciò riempie di speranza, specie per quelle persone più resistenti alla conversione, più difficili, più scoraggiate. Dio guarda anche alla fede di coloro che gliele presentano. Quindi Gesù pronuncia parole inattese: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Per gli scribi era una bestemmia, perché solo Dio può perdonare. Per il paralitico è invece qualcosa di ancora più grande della guarigione fisica. Gesù così facendo ci ricorda che il vero male che paralizza non è la malattia ma il peccato. Ed è solo il perdono di Dio che ci rimette in piedi dall'interno. Quindi, ecco le parole di Gesù: «alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua». Dicendo: alzati, oltre alla guarigione fisica, Gesù è come se lo chiamasse ad assumere una nuova postura, ad accogliere una vita nuova, lasciandosi "ricreare" dalla grazia. Dicendo: "prendi la tua barella", Gesù lo invita ad accogliere la sua storia. Ciò che prima era segno di dipendenza diventa testimonianza, come a dire: "porta la tua fragilità riscattata, diventa segno vivente della mia misericordia". Così, ogni storia diventa storia di salvezza, ogni ferita toccata da Cristo, diventa un dono per tutta la comunità.

Infine, la folla non glorifica il paralitico ma Dio: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». Una comunità con Gesù al centro, che porta a Lui, dove si sperimentano le guarigioni interiori, il perdono, dove ci si rialza vicendevolmente, diventa una comunità che evangelizza non tanto per programmi o iniziative, ma per attrazione, per la bellezza della vita trasformata!