| Omelia (14-01-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Mc 1,30-31. 35,38 Come vivere questa Parola? Quando entriamo in preghiera, questo Vangelo ci invita prima di tutto a lasciarci guardare da Gesù. Lui entra nella casa di Pietro senza rumore, senza pretese, e si avvicina alla suocera malata. Non chiede spiegazioni, non giudica, non analizza: si avvicina e prende per mano. La preghiera comincia così: non da ciò che noi diciamo a Dio, ma da ciò che Dio fa per noi. Gesù ci prende per mano anche quando non abbiamo forza, quando la nostra "febbre" interiore ci blocca. E ci rialza. La preghiera è il luogo in cui permettiamo a Cristo di rialzarci, di rimetterci in piedi, di restituirci la capacità di amare. Poi il Vangelo ci mostra Gesù che, dopo aver guarito e servito, si ritira a pregare nel silenzio del mattino. È un gesto che rivela il suo cuore: tutto nasce dalla relazione con il Padre. Anche noi, nella preghiera, siamo chiamati a ritrovare il centro, a rientrare in quella sorgente che dà senso alle nostre giornate. Infine, Gesù riparte. La preghiera non ci chiude, ci apre. Non ci isola, ci invia. Non ci trattiene, ci orienta. È nella preghiera che scopriamo dove andare, chi servire, come amare.
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