| Omelia (11-01-2026) |
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COMMENTO ALLE LETTURE Commento a cura di do Marco Simeone Con questa domenica noi finiamo il tempo di Natale; il tempo in cui c'è stato detto che il Signore ancora vuole camminare con noi, che non si è stancato delle violenze e della superficialità, dei nostri egoismi che ci isolano, ma che al contrario si è tuffato per salvarci. Adesso la salvezza comincia a prendere forma. Dalla visita dei magi sono passati 30 anni, siamo sulle rive del Giordano e si incontrano 2 cugini "notevoli": Giovanni e Gesù. Giovanni un vero uomo di Dio che predicava la conversione nel deserto (sia esso fisico che morale, pensate che proverà a convertire persino Erode... e oggi come ieri, sembra non esser cambiato molto), lui accoglieva i peccatori pentiti e li battezzava con l'acqua, segno e sigillo di questa volontà. Nella fila di peccatori, in attesa di battesimo, c'è Gesù: e qui Giovanni si blocca. Il meccanismo si è incastrato: Giovanni non era una persona morbida, anzi. In avvento abbiamo ascoltato i suoi rimproveri ai farisei (...razza di vipere...), le indica zioni ai soldati romani, ai peccatori: tutta roba grossa, erano tutti peccatori pubblici e riconoscibili. Gesù sceglie di andare a farsi battezzare e non si tratta di quell'atteggiamento di "ingordigia spirituale" che tante volte vediamo nelle nostre chiese: "che c'è oggi di nuovo?". Men che meno Gesù ne aveva bisogno. Allora perché vuole essere battezzato da Giovanni? Mi limiterei solo a far notare che far parte di quella fila voleva dire "perdere la faccia". Mentre tutti gli altri erano conosciuti, Gesù passa per quello che ne ha fatti di così grandi che nemmeno si conoscono, se possibile come se ci fosse un ulteriore fondo da scavare. La scena è così potente che Giovanni stesso si blocca: io devo essere battezzato da te e non viceversa, perché non è giusto. Tu sei il Giusto e io il peccatore (questo lo dice Giovanni che è il più grande fra tutti i nati di donna), ristabiliamo le distanze. Ecco il punto sta qui: Giovanni pensa che Dio, perfetto, puro, inarrivabile, stia nel cielo mentre i peccatori sono come degli escavatori che, invincibilmente, si ostinano ad andare più lontano possibile dal cielo. Gesù non smonta questa verità, triste eppure verità, ma smonta le conclusioni che tutti noi tiriamo: quello che ci viene naturale pensare è che prima di pensare al Signore ti devi dare una ripulita seria, poi se ne parla, tanto è vero che dice di avere necessità lui stesso di questa purificazione. Gesù al contrario manifesta che, proprio perché siamo conciati male, è Lui stesso che colma la distanza, a costo di tuffarsi nel fango dove ci siamo andati a cacciare. La giustizia per Giovanni è diventare giusti, e la giustizia di Dio consisterebbe nel verificare e poi premiare o punire; per Gesù la giustizia di Dio è che Lui stesso (Il Giusto) si prende cura di noi e ci fa diventare giusti, un dono fatto per amore e con amore a chi ne ha bisogno. Qui il merito non c'entra. C'è solo la sovrabbondanza dell'amore, che "Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" 1 Cor 13,7. Una volta un sacerdote mi fece l'esempio: pensa a tutta una serie di persone che si fanno il bagno in un'unica tinozza, uno dopo l'altro, per ultimo si presenta uno vestito di lino, un bel vestito bianco. Dopo l'immersione in quell'acqua tutt'altro che pulita, come ne uscirà? Quel bel vestito bianco rimarrà irrimediabilmente macchiato, quasi da portare via tutta la sporcizia in superficie. Così Gesù scendendo nel Giordano, Lui sì l'unico innocente, quando risale porta via, caricandoseli, tutti i nostri peccati. Questo è compiere ogni giustizia, quella domanda iniziale di Giovanni che ha necessità di essere purificato per incontrare il Signore, qui si compie. Certo ancora non si parla della croce e dei suoi dolori, qui si inizia col perdere la faccia, col sostenere lo sguardo giudicante dei benpensanti, di quelli che per lavoro bacchettano gli altri. È così chiaro, così preciso nello svelare il cuore di Dio che qui abbiamo una manifestazione inequivocabile della SS. Trinità (con buona pace dei Testimoni...): il Padre non ce la fa a non esultare nel vedere il Figlio che è la pienezza del suo amore e del suo compiacimento. Su di Lui si può poggiare, e rimanere (cfr. Gv 1,33) lo Spirito Santo. Gesù qui apre gli occhi ai ciechi e libera i prigionieri (1° lettura); qui inizia la sua missione, perché nel suo piccolo la manifesta per intero, pieno di Spirito Santo passa beneficando e risanando tutti (2° lettura). Chi accoglie questo amore viene trasformato da dentro e accoglie le parole del Padre che ci dice che siamo figli amati e compiacimento Suo. La vera lotta non sta nello sforzarsi di essere giusti per conto nostro per farci dare il bel voto dal Signore (la voglia di fare per conto nostro è scritta nel nostro Dna, ogni scusa è buona per stare lontani dal Signore... è sempre la stessa tentazione); al contrario la lotta è nel non sottrarsi, nel non nasconderci come Adamo, è non evitare il contatto visivo con chi ci ama così tanto. Il salmo 5,6 dice "lo stolto non sostiene il tuo sguardo" Grazie Signore che sei giusto e che sei venuto a compiere ogni giustizia. |