Omelia (11-01-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Un compendio di umiltà e di gloria

Dalla nascita di Gesù al suo Battesimo nel Giordano ci sono tantissimi anni e tanta acqua passa sotto i ponti. Gesù infatti va crescendo, fortificandosi fisicamente, formandosi alla vita e alla società, vive le sue relazioni imparando a distinguere persone e situazioni, si cimenta nel lavoro e nella fatica, e quando decide di iniziare il suo ministero di predicazione e di annuncio del Regno reca sulle spalle una forte ossatura di umanità e di spiritualità. Nel frattempo conosce la realtà del vizio, della concupiscienza e impara a destreggiarsi con prudenza fra truffatori e ingannatori; apprende che accanto al frumento sano cresce la zizzania e che la realtà di perversione morale e di cattiveria è sempre in agguato. Insomma conosce per esperienza la realtà del peccato. Finché adesso, ancor prima di dare inizio al suo ministero, per identificarsi ancora una volta con l'uomo comune, decide di farsi battezzare fra lo stupore degli astanti e dello stesso Giovanni Battista. Questo vede avvicinarglisi il Messia, il Salvatore che egli stesso proclama l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1, 29) e resta basito quando lo vede comparire davanti a sé: "Sono io che dovrei venire a chiederti il battesimo e tu invece lo stai chiedendo a me?" Giovanni infatti ha sempre esaltato la figura di Gesù e del suo battesimo, paragonando se stesso "all'amico dello sposo": questi, pur non essendo lui l'interessato diretto, si rallegra nel partecipare della gioia dell'amico che prende moglie"(Gv 3, 29 - 30), affermando con questa immagine di essere soddisfatto di trovarsi in posizione inferiore rispetto a Gesù; inoltre il Battista afferma categoricamente di non essere egli stesso il Messia, ma di voler rimandare ad un altro ben più grande di lui. Tuttavia è Gesù stesso a proclamare la novità del suo Battesimo, che avviene in Spirito Santo e fuoco, capace di distruggere il sordido e rigenerare esso stesso a vita nuova; un lavacro al quale noi tutti siamo interessati.
Lo fa però non con un'attitudine di protervia, di superiorità o di concorrenza, ma al contrario con un atto di estrema umiltà e di sottomissione: pur non avendone necessità alcuna, egli stesso si lascia battezzare da Giovanni. La sua intenzione è quella di continuare a confondersi con i peccatori, condividendo la loro condizione e il loro stato d'animo, facendo propria la loro bassezza e precarietà; per poi però annunciare loro una novità sconvolgente che segna l'inizio di un'era innovativa, di salvezza e di pace che iniziano proprio dal cuore dell'uomo.
Infatti, non appena terminato il rito nell'acqua del Giordano, proprio tutte quelle persone assoggettate al battesimo in sola acqua per il perdono dei peccati, vengono rese protagoniste dello svelamento della Trinità, che incombe su di loro e si mostra prodiga anche per loro. Dio Padre istituisce Gesù Figlio di Dio, mentre discende su di lui lo Spirito Santo nella modalità più silente e discreta eppure esaltante: l'immagine della colomba che annuncia la novità di vita e la salvezza ci rimanda a quella dello stesso volatile che, fatto uscire dall'arca da Noè, annunciò la salvezza dopo il diluvio. Per mezzo dello Spirito Santo, Dio Padre ci raggiunge nel suo Figlio adesso nel suo Battesimo, come già nella sua incarnazione. Nell'uno e nell'altro caso questi è Figlio di Dio che già in un solo atto di sottomissione e di umiltà ci insegna la vita cristiana intera, quella della concretezza dell'umiltà e della gloria conseguente, della morte e della vita, della croce a cui segue la resurrezione.
Dall'umiltà alla gloria, questo è il percorso che Gesù realizza nella sua vita pubblica per intero e che emerge già qui nel suo Battesimo. Sempre alla stessa umiltà per il conseguimento della gloria invita anche noi, non senza esortarci a vivere il Battesimo di Spirito Santo e fuoco che egli ci conferisce e dal quale inizia tutta la viga cristiana. Con esso diventiamo protagonisti della partecipazione piena alla vita di Cristi, insigniti della grazia santificante che ci redime dal peccato per innestarci a Gesù come tralci alla vite (Gv 15, 5) rendendoci partecipi della sua missione e della sua attività di redenzione. In questo Sacramento ci sentiamo doppiamente privilegiati: in primo luogo per lo stato di grazia e di figliolanza divina che esso ci concede liberandoci dal peccato originale, rivestendoci dello Spirito e conformandoci a Gesù che ci conduce alla vita del Padre; in secondo luogo per la fiducia e la familiarità che Cristo stesso ci accorda nel renderci parte del suo Corpo (la Chiesa) appunto perché a lui innestati e quindi partecipi della sua opera di salvezza e di redenzione.
Il Battesimo è un immergerci in Cristo stesso, che nello Spirito distrugge in noi il sordido e la peccaminosità, eliminando quanto si oppone alla nostra dignità per concederci una rinascita di profonda spiritualità; esso costituisce una configurazione innovativa ed esaltante in uno stato di grazia e di santità che purtroppo si viene a perdere con il peccato "attuale", quello cioè commesso dopo il Battesimo avente come rimedio il Sacramento della Riconciliazone; ma lottare per salvaguardare tale stato privilegiato, difendere e vivere costantemente il nostro Battesimo con impegno e fedeltà creativa dovrebbe essere la costante della nostra vita. Come pure non dovremmo cadere nella consuetudine di ridurre questo Sacramento a un solo atto celebrativo fugace, banalizzandone la portata con la trascuratezza della vita di fede e di speranza. Non dovremmo insomma considerare il Battesimo come una scelta fra le tante, dettata dalla sola consuetudine o dalla tradizione, priva del riferimento di vita che dovrebbe invece comportare nella crescita di chi ne è stato interessato.
Piuttosto il Battesimo, consapevolmente ricevuto e attualizzato con costanza, dovrebbe seriamente conformarci a Cristo nella sua stessa umiltà e nella sua stessa esemplarità e nel benvolere, per conseguire i trionfi e i benefici che esso promette.