| Omelia (11-01-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Impermeabile e permeabile Impermeabile. L'umanità indossa l'impermeabile da duecentodue anni, dal 1824. Sì, si è sempre coperta, ha sempre combattuto il freddo con resine che ungevano i tessuti, con tele sanrocchine, ma l'inventore dell'impermeabile in senso moderno fu Charles Mackintosh, un chimico inglese che aprì la sua prima fabbrica a Glasgow proprio nel 1824, per produrre una tela idrorepellente, la cui ricetta è stata a lungo segreta. L'abito fa il monaco e noi, con i nostri impermeabili, rendiamo la nostra storia impermeabile. Permeabile. Oggi il Signore Gesù va in una direzione contraria alla nostra, si lascia permeare completamente nell'umanità: si mette in fila con i peccatori, non si lascia riconoscere, diventa anonimo tra gli anonimi. Lascia che sia un altro a immergerlo, a permearlo, a battezzarlo: Giovanni Battista. E solo immergendosi completamente nel fiume Giordano, solo andando fino in fondo e annegando, solo lasciandosi permeare, il Cielo si apre. Un Cielo aperto, squarciato, fiorito, un Cielo che diventa voce: «Tu sei mio figlio, l'amato. In te ho posto il mio compiacimento». Figlio, amato, riconosciuto: il Cielo si apre per queste tre parole immense. È riconosciuto come Figlio, come Figlio amato, è riconosciuto come volto a volto. Compiaciuto, stimato, altro da Lui, eppure simile a Lui. Queste tre parole non sono un tesoro geloso, una proprietà privata, un'esclusiva: sono rivolte a Lui e, grazie a Lui, a ciascuno di noi. Figli, amati, riconosciuti. Figli. Magari accanto a noi non abbiamo né fratelli né sorelle, magari attorno a noi non ci sono compagni di vita, magari dopo di noi non ci sono né figli né nipoti, ma ognuno di noi, tutti noi, viviamo l'esperienza di essere figli. Essere figli significa che non abbiamo deciso noi di venire alla luce, è accogliere la vita senza averla decisa. Essere figli significa una vita intera a far pace con i nostri padri e le nostre madri, con i loro desideri che non coincidono con il nostro. Essere figli significa ricevere un'eredità: non è cosa materiale, ma uno slancio che va oltre il ripetere di uno schema. Essere figli significa tenere un segreto tutto nostro, cui nessun padre, nessuna madre, possono accedere. «Il figlio si trova nel suo cammino esposto allo splendore e alla atrocità del mondo. Nessun genitore può garantire la felicità del figlio. Piuttosto bisognerebbe sempre avere fede nel segreto del figlio, bisognerebbe sempre avere fede nel suo segreto, bisognerebbe sempre avere fede nella forza generativa della primavera» (Massimo Recalcati). Amato e riconosciuto è il Figlio. Il Figlio amato non è sotto esame, non è davanti ad un Giudice impietoso che controlla ad ogni piè sospinto se cadiamo; non è davanti ad un demonio, travestito da Dio, che accusa e umilia; non è davanti ad un indifferente, cui nulla importa di noi. Il Figlio è amato, è riconosciuto come alterità, padre e figlio si guardano in volto. è dunque tempo di smettere di sentirci sempre sotto esame: non siamo sotto costante giudizio, ma sotto continuo abbraccio. Non siamo sotto indagine, ma sotto un volo di parole bellissime, un abbraccio infinito. Figlio, amato, riconosciuto. È il senso del Battesimo. Incontro giovani coppie appena diventate mamme e papà, che tante volte mi dicono: quando nostro figlio sarà adulto, quando lui o lei vorrà, si farà battezzare. Come se la vita fosse decisa da noi, come se fosse impermeabile, come se vera libertà fosse essere una «tabula rasa», un volto anonimo. Come se autentica libertà fosse non scegliere. Rispondo che solo insegnando loro a leggere e a scrivere, li rendiamo liberi di scegliere. Rispondo che solo immergendoli completamente nella possibilità di Dio, li rendiamo liberi di scegliere. Rispondo che nel Battesimo doniamo loro un alfabeto necessario, quello della libertà dell'Infinito. E saranno liberi di scrivere o di scarabocchiare, di cancellare o di far fiorire questo alfabeto, ma senza nessuna parola scritta, tutto diventa solamente un foglio bianco impermeabile, una vita senza possibilità di Speranza. Ringrazio per quel giorno in cui sono stato battezzato, immerso in una vita capace di Infinito, di andare al di là del limite dei giorni. Ringrazio perché quel giorno sono stato immerso in una famiglia più grande di quella del sangue, la famiglia di Dio. Ringrazio perché da quel giorno sento parole immense ancora tutte da scrivere: Figlio, amato, riconosciuto. Ringrazio perché quel giorno la mia vita è diventata più umana e più divina, insieme una nell'altra, sono diventate permeabili. |