Omelia (11-01-2026)
diac. Vito Calella
Le tre fasi del "compimento della giustizia" del Regno di Dio

Tre manifestazioni della giustizia del Regno di Dio: i Magi d'Oriente, il battesimo di Gesù nel Giordano, la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana
Nella tradizione liturgica della Chiesa Cattolica, la manifestazione della «giustizia» del Regno di Dio è contemplata e celebrata attraverso tre eventi attestati nei Vangeli: l'adorazione del bambino Gesù da parte dei Magi d'Oriente (Mt 2,1-12), il battesimo di Gesù nel fiume Giordano (Mt 3,13-17) e la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana (Gv 2,1-11).
L'apostolo Paolo, soprattutto nella lettera ai Romani, aiutò le prime comunità cristiane, prima che i quattro Vangeli fossero scritti, a interpretare la parola «giustizia» come sinonimo dell'espressione «Regno di Dio di gratuità». Parlare e pensare al «Regno di Dio» significa percepire, sperimentare e promuovere la gratuità dell'amore divino in tutte le nostre relazioni, per sottomettere la bestia dei nostri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, radice e causa delle forze demoniache del male presenti nel mondo.
L'esigenza del «compimento della giustizia», annunciata da Gesù a Giovanni Battista nel Vangelo secondo Matteo (Mt 3,15), ha attraversato tre fasi.
La prima fase è stata la manifestazione della misericordia e della fedeltà dell'amore gratuito di Dio Padre nella storia del popolo d'Israele durante il periodo dell'Antico Testamento e finalmente offerta a tutti gli altri popoli (pagani).

Ciò si è rivelato in modo speciale nella storia del popolo d'Israele, scelto come popolo eletto per mostrare a tutta l'umanità che Dio non ha mai abbandonato l'uomo, schiavo dei suoi istinti, sentimenti e pensieri egoistici e costretto a sopportare situazioni di dipendenza e di conflitto relazionale.
I dieci comandamenti erano e sono ancora oggi un dono divino per aiutare il popolo d'Israele e tutta l'umanità a dare priorità nella vita ad «amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi» (cfr. Mt 22,37-40).
La visita dei Magi d'Oriente, ricordata e celebrata nella solennità dell'Epifania, ci ha insegnato che il Padre, unito al Figlio nello Spirito Santo, attraverso il mistero dell'Incarnazione del suo Figlio amato, ha voluto includere tutta l'umanità nel suo disegno di salvezza, non riservando più la preferenze esclusiva al popolo d'Israele.
Lo comprese l'apostolo Pietro quando fu inviato dallo Spirito Santo ad annunciare la buona novella di Gesù Cristo, morto in croce e risuscitato, alla prima famiglia pagana effettivamente convertita: la famiglia del centurione romano Cornelio (cfr At 10). Nella seconda lettura di questa domenica, ascoltiamo la testimonianza dell'apostolo stesso: «Mi rendo conto infatti che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga» (At 10,34-35).
La testimonianza di Pietro riflette quella dell'apostolo Paolo. Domenica scorsa lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura: «Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,2-3a.5-6).
La seconda fase del "compimento della giustizia" fu la manifestazione della gratuità dell'amore divino rivelata nella missione pubblica di Gesù di Nazareth.
Siamo chiamati a contemplare e immaginare tutte le parole sagge e vere e tutti i miracoli di liberazione compiuti da Gesù, guidato e sostenuto dallo Spirito Santo, dal giorno del suo battesimo nel fiume Giordano fino alla sua morte in croce. Tutte le promesse dell'Antico Testamento si sono compiute durante la manifestazione della missione pubblica di Gesù, ora attestata a noi nei quattro Vangeli canonici. L'apostolo Pietro, predicando nella casa di Cornelio, riassume questa missione pubblica di Gesù: «Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10,36-38).
In questa domenica dell'anno liturgico, siamo invitati ringraziare immensamente Dio Padre per la missione di Gesù in questo mondo. La sua missione è stata sempre vissuta in costante obbedienza alla volontà del Padre, con l'aiuto e la guida dello Spirito Santo. Per questo, nel Vangelo di questa domenica, viene sottolineata la discesa dello Spirito Santo, subito dopo il suo battesimo, in vista del ministero pubblico di Gesù: «Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua. Ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui» (Mt 3,16). La voce dal cielo - «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3,17), conferma la missione di Gesù profetizzata dal Secondo Isaia nella linea del servo sofferente, poiché essa cita il primo versetto del primo canto del Servo di Yahweh da Is 42,1-9 e ricorda il sacrificio di Isacco compiuto da Abramo (cfr. Gn 22,1-19). La sua dignità di «re», secondo la citazione del Salmo 2,7, è condivisa con tutti i poveri e i sofferenti di questo mondo, che sono «come uno stoppino fumante e una canna incrinata, che non grida e non fa sentire la sua voce nella piazza» (cfr. Is 42,2).
La terza fase del «compimento della giustizia» è stata e continua a essere oggi la manifestazione della gratuità dell'amore divino che viene offerto a tutti attraverso noi cristiani, guidati, come Gesù, dall'azione dello Spirito Santo in noi.
L'Anno Giubilare appena concluso ci ha aiutato a imprimere per sempre nella nostra mente e nel nostro cuore il versetto di Romani 5,5: «La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Con la risurrezione del Figlio eterno e amato di Dio Padre, la gratuità dell'amore divino è una forza di vita e di liberazione, presente e attiva nel tempio vivente del corpo di ogni essere umano. Quanto vorremmo promuovere relazioni di rispetto, comunione fraterna, sinodalità, unità nella carità, dialogo e riconciliazione tra noi, che siamo membri del corpo ecclesiale di Gesù Cristo! Quanto vorremmo promuovere opere di misericordia in favore di Cristo risuscitato, sacramentalmente presente nei più poveri e sofferenti della società! Siamo in questa terza fase del «compimento della giustizia» del Regno di Dio in questo mondo! Sappiamo che godremo pienamente della pienezza di questo Regno dopo la nostra morte fisica. Tuttavia, ora, vogliamo vivere per Cristo, con Cristo e in Cristo, grazie alla comunione con il suo corpo e il suo sangue nell'Eucaristia! Vogliamo testimoniare l'efficacia del nostro Battesimo e della nostra Cresima, mostrando a noi stessi e a tutti coloro che incontriamo la verità dell'azione trasformante, liberatrice, unificante, vivificante e santificante dello Spirito Santo nella nostra vita quotidiana. Questa azione dello Spirito Santo si esprime simbolicamente anche nell'acqua trasformata in vino nuovo nel segno delle nozze di Cana (cfr. Gv 2,1-11).
La nuova ed eterna alleanza di Dio con tutta l'umanità si è realizzata nell'ora della morte e risurrezione di Gesù, non più con l'acqua buona delle giare di pietra dei dieci comandamenti, ma con il dono meraviglioso dello Spirito Santo offerto a tutta l'umanità, simboleggiato nel vino nuovo. Vogliamo sperimentare e testimoniare il frutto della gratuità dell'amore divino che si realizza nelle nostre relazioni umane, caratterizzate da «gioia e pace, pazienza e benevolenza, bontà e fedeltà, mitezza e dominio di sé» (Gal 5,22-23a). Possa la missione di Gesù continuare con il nostro contributo alla realizzazione del Regno di Dio in questo mondo.