| Omelia (06-01-2026) |
| don Andrea Varliero |
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I magi, i santi più nostri A sbancare in questi giorni al cinema è stato un film ambientato lungo il cammino verso Santiago di Compostela, pellegrinaggio per antonomasia. Film dissacrante, scorretto e crasso, ma che è andato a toccare una corda di intima attualità, il desiderio di mettersi in viaggio, di cercare e ritrovarsi. Rimango colpito da quanto il viaggio dei magi abbia da sempre colpito l'immaginario di artisti, di pittori, di scrittori, di poeti, di registi e di musicisti di tutti i tempi. E anche in questi ultimi anni siano stati l'unico interesse in diversi libri e narrazioni per scrittori, distanti da una fede. Il viaggio dei magi è partito da lontano, carovane da Oriente, dal deserto; per secoli è stato fermo a Milano. Con Federico Barbarossa quel viaggio è approdato a Colonia, magnifica cattedrale nel cuore dell'Europa. I magi, i nostri santi più nostri, li chiama David Turoldo. Più nostri: perché? Forse perché questo è il tempo dei magi, oggi più di allora. Forse perché sono le figure più «laiche» e più vicine a noi, lontane dalle beghe di palazzo, sia esso di potere o di religione. I magi sono senza troppe sicurezze, ma disposti a mettersi in cammino. Un po' scienziati, un po' fatalisti; un po' legati al calcolo e alla misura, un po' al sogno e alla poesia; un po' in marcia ordinata, un po' vagabondi alla cieca; un po' senza volto e senza casa, un po' con il desiderio di ritrovarla. Sono santi i magi, però ne avessero azzeccata almeno una! Si perdono infinte volte, perdono l'orientamento, perdono di vista l'unica cosa necessaria, la stella. Cercano un re, e si ritrovano davanti ad un bambino. Vanno in un palazzo di potere, si inchinano dentro una casa. Parlano del bambino all'assassino dei bambini, mettendo a serio rischio la vita. Dove sta la loro santità? La trovo nell'infinita pazienza a ricominciare. Ricominciano, riprendono il passo. Sei caduto? Alzati! Altrimenti te le prendi, diceva nonna. La fede non è una carezza falsa che ci dice «poverino», e ti lascia lì fermo e imbambolato, ma una forza interiore che ci fa rialzare, sempre, nonostante tutto e tutti, e ci intima a riprendere il viaggio, a riprendere la vita. Dove sta la loro santità? Nel primo passo, nel mettersi in cammino. Il primo passo è difficilissimo, significa lasciare un porto sicuro, uno spazio conosciuto, per uscire, per nascere, per mettersi in pericolo. Senza il primo passo, non saremmo mai venuti alla luce. Dove sta la loro santità? Nel camminare insieme. La tentazione è forte, immagino le questioni, le diatribe, il tempo buttato a discutere su come ritrovare la rotta, dove dirigersi, quali scelte fare, col rischio di impantanarsi, rimanere fermi e immobili. Eppure, non si sono persi di vista, hanno cercato e ricercato, insieme. Non erano tre i magi: erano molti di più, erano tutti noi. Dove sta la loro santità? Nella gioia, nel dare fiducia alla gioia. Hanno saputo tenere insieme, in una piena umanità, il calcolo con la gioia, la scienza con l'umanità. Hanno saputo tenere insieme la fatica con la gioia, la delusione con la gioia. Hanno dato fiducia alla Gioia, accogliendola come testimonianza forte. Forse perché il viaggio fa parte di noi uomini e donne di questo tempo. Il loro viaggio incontra una stella. Che cosa potrebbe significare per noi la stella? Un'intuizione, una piccola luce interiore, una scoperta scientifica, una gioia umana, un valore per cui sentirci stabili, una bellezza che illumina. Seguiamola quella stella: ci dona libertà, ci dona gioia, ci dona slancio. Distinguiamo le stelle dai luccichii, dalle promesse facili, dall'immediato bisogno, dagli uomini forti. Il loro viaggio incontra una casa, con una madre e un bambino. Al palazzo potente, al Tempio freddo indifferente, i magi entrano nella casa delle relazioni umane. Il Bambino è il significato del viaggio: l'hai trovato? Hai trovato più vita? Hai trovato il bandolo della matassa? Il loro viaggio incontra la gioia. Il loro viaggio è il dono più bello che potessero donare al Bambino. Hanno dedicato fatica, tempo, letture, calcoli, contrattempi, incomprensioni; sono stati presi in giro, denigrati, ritenuti degli illusi: tutto per quel Bambino. Dunque, ci venga accordato a questo nostro cuore il desiderio dello stesso viaggio, per il Bambino: il desiderio di libri e di letture, il desiderio di relazioni che abbiano il sapore di casa, il desiderio di stelle e di gioia, il desiderio di cercarlo. «Naufraghi sempre in questo infinito, eppure, sempre a tentare, a chiedere, dietro la stella che appare e dispare, lungo un cammino che è sempre imprevisto. Magi, voi siete i santi più nostri, i pellegrini del cielo, gli eletti, l'anima eterna dell'uomo che cerca, cui solo Iddio è luce e mistero» (David Maria Turoldo). Don Andrea |