| Omelia (06-01-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi è l'Epifania del Signore, cioè la sua manifestazione alle genti. Soffermiamoci su due aspetti: il cammino dei Magi e la scena che contemplano. I magi raffigurano le genti, i popoli in cammino verso Dio, attratti da Dio stesso. È Dio, infatti, che attira a sé; è Lui che ha ispirato i profeti, che ci parla di sé attraverso il creato, che ci interpella mediante le Scritture. È Lui che ci attira a sé mediante la sua tenerezza e compassione che l'hanno spinto a farsi uomo in Cristo Gesù. I magi simboleggiano coloro che si lasciano attirare, coloro che sanno ascoltare l'inquietudine del cuore e si mettono in cammino, non chiusi nelle loro aspettative o fissati sulle loro convinzioni, ma aperti alle novità che Dio metterà loro sul cammino. I magi dovranno fare i conti non con un Dio presente nella reggia ma in una povera stalla, non con un Dio potente ma infante, non con un Dio solitario ma accolto nel tenero abbraccio della madre. Davanti al loro esempio, potremmo chiederci: mi lascio attirare da Dio? So riconoscere le sue ispirazioni e la sua parola? Cerco di mettermi in cammino, fidandomi, anche quando non è tutto chiaro o perfettamente sotto controllo? Ed ecco il secondo aspetto: i magi trovarono il Bambino con Maria sua madre. Oltre a comunicarci una concreta tenerezza, questa scena ci ricorda che la maternità è molto più di un evento biologico: è un'esperienza esistenziale. È sentirsi generati, accolti, custoditi. È sapere che esiste un amore capace di darci vita! L'amore autentico ha sempre una forza generativa, come quello di una madre. All'insegna di Maria, oggi chiediamo la grazia che in quest'anno anche noi possiamo generare Gesù nella nostra vita, non essere tombe ma culle della presenza di Dio nel mondo. Come i pastori anche noi possiamo essere annunciatori e glorificatori di Dio, consapevoli della bellezza dell'incontro che abbiamo fatto nella vita, portatori autentici di vita e di gioia. «La fecondità della Chiesa è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell'esistenza dei suoi membri nella misura in cui essi rivivono, "in piccolo", ciò che ha vissuto la Madre, cioè amano secondo l'amore di Gesù [...] Ad esempio, un prete che personalmente sta portando una croce pesante a motivo del suo ministero, e tuttavia ogni giorno va in ufficio e cerca di fare al meglio il suo lavoro con amore e con fede, questo prete partecipa e contribuisce alla fecondità della Chiesa. E così un padre o una madre di famiglia, che a casa vive una situazione difficile, un figlio che dà pensieri, o un genitore malato, e porta avanti il suo lavoro con impegno, quell'uomo e quella donna sono fecondi della fecondità di Maria e della Chiesa» (papa Leone XIV). |