Omelia (04-01-2026)
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COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di Francesco Botta

La seconda domenica di Natale ci mette di fronte, ancora una volta, al magnifico testo del prologo di Giovanni, in cui l'evangelista intende presentare il racconto di una novità grande, una creazione nuova, che ha la sua origine in Gesù. In Gesù il logos si fa carne e si rende visibile a noi. Gesù ci racconta Dio, ce lo fa vedere, ascoltare, toccare, abbracciare, sperimentare. È a Gesù che dobbiamo guardare per fare esperienza del vero volto di Dio. È Gesù la tenda da abitare nel nostro pellegrinaggio.
Nell'orazione colletta chiediamo a Dio di gustare la gioia di essere figli. In Gesù ci è dato un fratello con il quale vivere, confidarci, dialogare, un fratello che ci insegna l'arte di essere figli; figli di un Padre che ha desiderio di prendersi cura di noi. Il grande mistero che stiamo celebrando ci rivela la verità di un Dio che nell'umano ci rivela il divino. Ogni mistero si apre dall'interno. È dall'interno del cuore di Dio che si apre il mistero del suo amore per noi. L'amore di Dio si manifesta a noi a partire dall'intimità del suo cuore e si rende a noi tangibile nell'umanità di Gesù. È questa umanità che possiamo contemplare in questi giorni di Natale. Innamoriamoci della corporeità di Gesù, che nella sua concreta umanità ci manifesta la bellezza dell'umano e del divino. Il suo essere, il suo parlare, il suo ascoltare, la sua gestualità, il suo piangere, il suo sorridere... tutto di lui ci parla di un'umanità che ci fa incontrare Dio.
Il logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, si è fatto carne. Il suo farsi carne gli fa prendere dimora presso di noi. Per noi questo grande mistero sta a significare che nella carne di Gesù noi possiamo sentirci a casa. Il Vangelo non sono solamente le parole di Gesù, ma è lui stesso, i suoi sguardi, i suoi silenzi, i suoi gesti.
La prima lettura dice che la Sapienza ha fissato la tenda tra gli uomini. È molto bella ed eloquente l'immagine della tenda, soprattutto per chi ha fatto esperienza di un cammino o di un pellegrinaggio. La tenda rappresenta quel luogo di rifugio per la notte. La tenda indica che siamo in cammino e che la nostra dimora non è una villa inamovibile, ma la tenda da portare con noi in ogni passo. Gesù è la tenda che in ogni fase della nostra vita non ci sarà mai tolta. È quel rifugio dove poterlo incontrare e dove poterci sentire al sicuro. In mezzo alle tante situazioni e vicende della vita, tra momenti di felicità e quelli di grande sofferenza, Gesù rimane la nostra tenda. È una tenda fatta di carne: il suo corpo è la nostra tenda. Il mistero del Natale ci fa contemplare la corporeità di Dio. Dovremmo imparare ad essere umani secondo l'umanità di Gesù. Il suo amare si è manifestato attraverso la sua corporeità. Il logos si fa carne ed abita tra noi. L'essere di Dio è carne e parola. Vivere l'intimità con Gesù attraverso la Scrittura, i sacramenti, la preghiera, i fratelli e le sorelle, ci consente di vivere pienamente la nostra identità di figli di Dio. Che questo Natale ci doni il gusto dell'umano, il gusto della vita, il gusto dell'amore.