Omelia (01-01-2026)
don Lucio D'Abbraccio
Maria, Custode del Nome e Madre della Benedizione

Nel primo giorno dell'anno, la Chiesa ci invita a contemplare il mistero di Maria Santissima Madre di Dio. Il Vangelo ci presenta una scena di straordinaria intimità: i pastori, dopo l'annuncio degli angeli, «andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia».
Non trovano segni di potenza, ma una famiglia; non trovano clamore, ma silenzio; non trovano risposte a tutte le domande, ma una presenza da accogliere.
Tra tutti i personaggi, il Vangelo si sofferma in modo particolare su Maria. Dice che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Maria non parla molto, non commenta, non spiega. Custodisce. Ed è proprio questo atteggiamento che ci introduce nel cuore della solennità di oggi.
Per comprendere meglio questo custodire, può aiutarci una storia semplice.
In un piccolo paese viveva una donna di nome Elena. Un giorno le affidarono un bambino che non aveva nessuno. Tutti discutevano: che fare, dove portarlo, chi doveva occuparsene. Elena, invece, non fece grandi discorsi. Lo prese tra le braccia. Lo teneva vicino al cuore. Ascoltava il suo respiro, ne accoglieva il pianto, custodiva i suoi sorrisi. Quando qualcuno le chiedeva come facesse a portare una responsabilità così grande, lei rispondeva semplicemente: «Io non capisco tutto. Ma lo tengo con me». Senza saperlo, quella donna stava vivendo qualcosa del mistero di Maria: non spiegava tutto, ma custodiva; non aveva risposte immediate, ma restava fedele; non parlava molto, ma amava profondamente.
Il Vangelo utilizza un verbo greco molto preciso per descrivere l'atteggiamento di Maria: syntereo. Significa "tenere insieme", "conservare con cura", "non disperdere". Maria tiene insieme ciò che ancora non comprende pienamente: le parole degli angeli, la visita dei pastori, la povertà della mangiatoia, la grandezza della promessa di Dio. Nulla viene scartato, nulla viene banalizzato. Tutto viene portato nel cuore.
Sant'Ambrogio, commentando questo passo, scrive che Maria "custodiva tutte queste parole confrontandole nel suo cuore". La fede, ci insegna Maria, non è chiacchiera né esibizione. È un lavoro silenzioso, paziente, profondo. È lasciare che la Parola di Dio scenda lentamente nella vita, fino a plasmarla.
Quante volte anche noi riceviamo parole, eventi, situazioni che non comprendiamo subito: una prova improvvisa, una gioia inattesa, una responsabilità che non avevamo programmato. La tentazione è quella di reagire immediatamente, di giudicare, di scartare. Maria ci insegna un'altra via: custodire, dare tempo, restare davanti a Dio con ciò che siamo e con ciò che viviamo.
Il Vangelo prosegue ricordandoci un altro momento fondamentale: «Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo». Dare un nome, nella tradizione biblica, significa riconoscere l'identità e la missione. Il nome Gesù significa "Dio salva". In quel nome è racchiuso tutto il progetto di Dio sull'umanità.
Maria e Giuseppe, dando il nome al bambino, compiono un atto di obbedienza e di fede. Riconoscono che quel figlio non appartiene solo a loro, ma a un disegno più grande. Maria è custode del Nome, perché custodisce il mistero stesso della salvezza che Dio ha deciso di realizzare entrando nella nostra carne.
San Cirillo di Alessandria afferma che "Maria è Madre di Dio perché da lei è nato, secondo la carne, il Figlio eterno del Padre. Non un uomo qualsiasi, non solo un profeta, ma Dio fatto uomo". Questo significa che nulla di ciò che è umano è estraneo a Dio. Le fatiche quotidiane, le relazioni familiari, la cura dei piccoli e dei fragili diventano luoghi in cui Dio è presente.
Quando assistiamo una persona anziana, quando ci prendiamo cura di un figlio, quando affrontiamo con fedeltà le responsabilità di ogni giorno, stiamo vivendo qualcosa di ciò che Maria ha vissuto: stiamo servendo Dio nella concretezza della vita.
I pastori, dopo aver visto, «riferirono ciò che del bambino era stato detto loro». La fede, custodita nel cuore, diventa annuncio. Ma notiamo la sobrietà: riferiscono ciò che hanno ricevuto, non ciò che hanno inventato. L'annuncio autentico nasce sempre dall'ascolto e dalla custodia della Parola, non dal protagonismo.
La liturgia di oggi ci fa anche ascoltare la benedizione sacerdotale del libro dei Numeri. È significativo che la Chiesa inizi l'anno civile sotto una benedizione. Non come formula magica, ma come segno di una relazione: «Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti conceda pace». Dio non ci ignora, non ci volta le spalle. Ci guarda, ci accompagna, ci benedice.
La pace che Dio dona non è solo assenza di conflitti. È pienezza, riconciliazione, armonia. È il dono che Maria porta al mondo generando il Principe della Pace. In un tempo segnato da divisioni, tensioni e ferite, Maria ci insegna che la pace comincia dal cuore, dalla capacità di custodire la Parola di Dio e di lasciarci trasformare da essa.
Sant'Agostino dice che «Maria ha concepito prima nella fede e poi nel grembo. Il suo "sì" non è stato un momento isolato, ma una scelta rinnovata ogni giorno». Anche noi siamo chiamati a questo sì quotidiano, soprattutto quando non comprendiamo tutto, quando la strada è faticosa, quando il futuro ci inquieta.
Iniziamo questo nuovo anno sotto lo sguardo di Maria. Come i pastori, anche noi siamo invitati ad andare senza indugio verso ciò che Dio ci affida oggi. Non necessariamente grandi cose, ma persone, relazioni, responsabilità concrete. Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ci insegni a custodire, a dare tempo, a restare fedeli. E sotto la sua intercessione, accogliamo la benedizione del Signore con le parole del Salmo: «Dio abbia pietà di noi e ci benedica». Amen!