| Omelia (01-01-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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La pace sia con tutti voi. Nel titolo del messaggio della sua prima Giornata Mondiale della Pace da Vescovo di Roma, papa Leone ha voluto riprendere le prime parole da lui pronunciate la sera dell'8 maggio scorso, quando si affacciò alla loggia di San Pietro pochi istanti dopo la sua elezione: "La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante". Il messaggio è ovviamente sviluppato in maniera molto più approfondita rispetto alle parole piene di emozione di quella sera: i riferimenti al suo grande ispiratore, nonché fondatore del suo ordine religioso, Sant'Agostino, sono numerosi e pieni di significato. A me, oggi, interessa porre l'attenzione su questi tre incisi, come del resto il papa fa nei tre paragrafi del messaggio: la pace sia con tutti voi; una pace disarmata; una pace disarmante. "La pace sia con tutti voi" è il primo saluto del Risorto quando appare ai suoi discepoli, ma è anche il messaggio degli angeli ai pastori di Betlemme e, in loro, a tutta l'umanità: possiamo quindi dire, a ragione, che la pace è l'augurio, il dono nel quale è racchiuso tutto il messaggio evangelico, dall'inizio alla fine. Il Vangelo è pace; la buona notizia che il Signore è venuto a portare nel mondo è la pace. Questa pace evangelica è ovviamente data in maniera indistinta a tutti gli uomini, a ogni uomo e a ogni donna, in ogni tempo, su tutta la faccia della terra; ma quel "con tutti voi" sta a sottolineare un aspetto fondamentale, ossia che la pace non è qualcosa di generico gettato a piene mani sulla terra da un Dio in vena di gesti di bontà, ma è qualcosa che deve vivere, radicarsi dentro di noi e rimanere "con noi". Questo significa che per poter costruire la pace nel mondo e intorno a noi, occorre prima di tutto avere la pace "dentro" di noi. Nessuno può donare agli altri ciò che egli non ha: per questo, nessuno può donare pace agli altri se non è in pace con se stesso. Come puoi dire a una persona con cui sei in conflitto "Dai, facciamo la pace!", se dentro di te non hai trovato pace, se dentro di te ancora qualcosa ti tormenta, nella relazione con questa persona, se nel tuo cuore vivi in agitazione e non sei sereno perché troppi pensieri ti tormentano? E se questo è vero per le nostre relazioni quotidiane, quanto più lo è per chi è chiamato a costruire la pace a livello internazionale e globale! Come possiamo fidarci di uomini e donne chiamati a riportare la pace nel mondo dei quali si vede lontano un chilometro che non hanno la serenità nel cuore? Mai un sorriso sincero; mai un'espressione pacifica del volto; mai un'affermazione che possa essere ritenuta valida e attendibile per più di un giorno (e sono abbondante, dicendo un giorno...) senza essere puntualmente smentita, rimangiata, negata; mai una scelta politica che vada nel segno della stabilità, bensì sempre in quello dell'incertezza, dell'imprevedibilità. È ovvio, e lo sappiamo tutti, che la situazione che viviamo a livello internazionale non permette di guardare con chissà quale dose di ottimismo al futuro, e credo che nessuno di noi si senta ottimista in questo momento: ma quantomeno, nessuno di noi - almeno di noi poveri mortali presenti qui in chiesa - è chiamato a decidere delle sorti dell'umanità! Tolto forse proprio il papa e qualche altro esponente della Chiesa o di altre religioni improntate sul pacifismo, sfido chiunque di voi a trovare, nei leader politici mondiali, qualcuno che parli di pace nel senso vero del termine, e che soprattutto ne parli perché ha dentro di sé la pace! A me pare che siamo davvero nelle mani di gente poco serena, poco equilibrata, poco convinta della necessità della ricerca del bene comune! E qui si inserisce la seconda espressione di papa Leone: una pace disarmata. "Disarmata", in ogni vocabolario, significa "senza armi". Che, se non vado errato, è l'esatto contrario di ciò che si sta facendo nel tentativo di riportare la pace nei luoghi maggiormente conflittivi della terra. Nessuno che, nei dialoghi di pace, parli di piantarla con la fornitura di armi alle parti in conflitto: anzi, pare che l'unico modo per fare la pace sia quello - come diceva lo scrittore latino Vegezio - di "preparare la guerra", ossia di accumulare armi, mostrando al nemico i muscoli come deterrente per sue eventuali azioni belliche... Beh, Vegezio è un autore del IV secolo dopo Cristo: se siamo fermi a quel tipo di etica a livello sociale, c'è poco da stare allegri! Ma del resto, che cosa ci possiamo aspettare da governi e paesi che hanno tutta una serie di interessi, soprattutto economici, nel mantenimento delle situazioni di conflitto? Come si può parlare di "disarmo" se l'industria delle armi a livello mondiale genere un movimento economico pari al 2,5% del Pil mondiale, mentre il denaro speso per la ricerca e lo sviluppo in ambito medico e scientifico arriva a malapena al 2% del Pil mondiale? Con che faccia il nostro Bel Paese si presenta a qualsiasi tavolo delle trattative sapendo di essere il quarto esportatore mondiale di armi? Che razza di pace disarmata possiamo pretendere da chi non ha accettato di sospendere le attività belliche neppure il giorno di Natale? Che pace vuole chi, con la mano destra, stringe accordi e intese, e con la mano sinistra schiaccia pulsanti che provocano il lancio di missili verso territori ogni volta nuovi, aprendo così nuovi scenari di guerra? E se teniamo conto che tra coloro che, nel dopoguerra, hanno ricevuto il Nobel della Pace troviamo nomi come Albert Schweitzer, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e il Dalai Lama, beh... facciamoci due domande prima di sostenere anche solo idealmente certe candidature! E allora, cosa possiamo fare tutti quanti? Cosa bisognerebbe iniziare a fare, per fermare queste continue carneficine? Come poter sperare finalmente nel ritorno della pace? Io credo che da tempo, ormai, questa speranza si sta rivelando vana: che il mondo trovi finalmente la pace sta diventando un sogno, un'utopia. Ma possiamo anche solo essere "resilienti", come abbiamo imparato a dire in questi anni: ovvero, imparare a vivere in un mondo che non conosce pace con atteggiamenti di pace. A iniziare da quella pace che dobbiamo ritrovare in noi e con noi stessi; però, non aspettiamo a essere in pace con noi stessi per poter costruire la pace intorno a noi, perché la pace è un cammino mai concluso. Iniziamo, come cristiani, a fare "casino", a dare fastidio sul tema della pace, a martellare la società su questo valore, anche perché forse siamo rimasti i soli a farlo; iniziamo a prendere iniziative concrete perché l'indotto dell'industria delle armi e chi la finanzia non entrino a far parte della nostra quotidianità; iniziamo a non adeguarci alla logica delle armi come l'unica logica possibile. E soprattutto, non smettiamo mai di pregare, con l'aiuto di Maria, che conserva tutte queste cose (e quindi anche il nostro anelito di pace) meditandole nel suo cuore. |