Omelia (03-01-2026)
padre Ezio Lorenzo Bono
SEMPRE AVVENTO

I. Quando tutto va bene, quando siamo forti, in salute, quando la vita sembra filare liscia, è relativamente facile dirsi credenti. È facile avere una fede sicura, mostrarsi praticanti, parlare di Dio con convinzione. In quei momenti la fede sembra quasi naturale, spontanea. Ma quando arrivano le difficoltà, le malattie, le prove improvvise, le sconfitte, allora qualcosa si incrina. Non entra in crisi solo l'umore o la serenità: entra in crisi anche la fede. Le certezze vacillano, le parole che prima dicevamo con facilità diventano più pesanti, e dentro nasce una domanda silenziosa: dov'è Dio adesso?
II. Sorprende allora vedere Giovanni Battista. Qui, nel Vangelo di oggi, lo vediamo forte, sicuro, limpido. Indica Gesù ai suoi discepoli e dice: «Ecco l'Agnello di Dio». Rende una testimonianza chiarissima: «Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio». Giovanni sa indicare, sa fare un passo indietro, sa consegnare i discepoli a Gesù. Eppure, sappiamo che più avanti, nel tempo della prova e della prigionia, Giovanni manderà a chiedere a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?». Lo stesso Giovanni. La stessa fede. Ma in un altro momento della vita. Questo ci dice che anche i più grandi possono attraversare l'ombra del dubbio.
III. Ed è qui la lezione più vera. La fede non è qualcosa che una volta professata permane intatta per sempre. È un cammino, fragile, esposto, che può crescere ma anche indebolirsi, perfino perdersi. Per questo dobbiamo vivere sempre nel tempo dell'Avvento: non solo le quattro settimane all'anno che precedono il Natale, ma fino all'ultimo giorno della nostra vita. Siamo sempre nell'attesa del Signore che viene, e che verrà di nuovo. La fede non consiste nel non dubitare mai, ma nel perseverare, nel restare in cammino anche quando non si vede più chiaramente l'orizzonte. E, come dice il Vangelo, solo chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.