| Omelia (01-01-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Maria Madre di Dio, Regina della Pace e porta dell'anno nuovo Siamo a conclusione del grande giorno del Natale che ci porta al momento della circoncisione. Maria e Giuseppe portano il bambino a compiere un gesto che si inserisce nella tradizione del popolo ebraico. 8 giorni dopo viene portato per compiere questo gesto. D'altra parte, lo dice Gesù stesso: non sono venuto ad abolire la legge ma a darne compimento. Siamo rimandati a contemplare nella semplicità la docilità di Maria, donna ubbidiente al disegno del Padre. La grandezza della Vergine che oggi invochiamo come Madre di Dio sta nell'essersi messa alla scuola di Dio stesso come discepola fedele di ascolto e messa in pratica della Parola. Al termine di questo tempo di Natale dopo esserci preparati con lei nell'Avvento, nell'attesa di questo evento di incarnazione, siamo chiamati a rinnovare proprio a Lei la nostra devozione. La riconosciamo come madre nostra e le chiediamo di accompagnarci per indicarci Lui come vera via. Senza di lei la nostra fede rimane monca ovvero incapace di una vera Sequela. Mi colpisce sempre quando sento dire io vado direttamente da Gesù senza passare da Maria. Mi chiedo: ma come riesce? Abbiamo una via facile che ci conduce a lui e rischiamo invece di rendere difficile ogni percorso. Ci congediamo dal giorno di Natale proprio guardando questa Stella sicura che non ci fa disperdere. La invochiamo anche come Regina della Pace che i Papi ci hanno sempre indicato come giornata di preghiera per la pace del mondo. Questo vocabolo così inflazionato ma anche nello stesso tempo è bistrattato perché non realizzato. Ci viene in aiuto Papa Leone XIV nel suo primo messaggio del suo Pontificato per questo giorno. Il successore di Pietro ci invita a riscoprire che le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. Perciò, insieme all'azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell'incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una "casa della pace", dove si impara a disinnescare l'ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono». Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un'utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa. Guardiamo alla Vergine Maria, come Porta dell'anno nuovo e chiediamo a Lei, come la preghiamo nel canto, di stendere il suo manto su noi tutti per rendere sicuro il cammino quaggiù. |