| Omelia (31-12-2025) |
| padre Ezio Lorenzo Bono |
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I FUOCHI D'ARTIFICIO DELLA FEDE I. Come tutti gli anni, poco prima della mezzanotte dell'ultimo giorno dell'anno, anche stanotte saliremo sul terrazzo sul tetto della nostra casa, qui a Roma, sui colli Portuensi. È un luogo privilegiato, perché da lì si gode di un panorama a trecentosessanta gradi su tutta la città. E allo scoccare della mezzanotte inizia lo spettacolo straordinario: Roma si accende. Migliaia e migliaia di fuochi d'artificio esplodono in ogni quartiere. Luci, colori, rumori, un intreccio di bagliori che riempie il cielo e il cuore di allegria. È uno spettacolo che, ogni volta, riesce a sorprendere. II. Anche noi ora siamo qui per far scoppiare dei fuochi d'artificio. Non sul tetto della città, ma nel cuore della Chiesa. I nostri fuochi d'artificio sono le parole che canteremo tra poco con il "Te Deum". Un canto antichissimo e solenne. Un'esplosione di gioia e di gratitudine. Un canto che osa dire cose grandi, cose meravigliose. "Te lodiamo, o Dio, ti proclamiamo Signore. A te, eterno Padre, venera tutta la terra. A te cantano gli angeli e tutte le potenze dei cieli: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Ti acclama il coro glorioso degli apostoli, ti loda la schiera dei profeti, ti esalta l'esercito dei martiri. A te per tutta la terra proclama la santa Chiesa: Padre di immensa maestà, il tuo adorabile, vero e unico Figlio, lo Spirito Santo Paraclito. Tu sei il Re della gloria, Cristo, Figlio unigenito del Padre". In questo canto di lode si innesta il Vangelo che abbiamo appena ascoltato: il "Prologo di Giovanni". "In principio era il Verbo." Non alla fine, ma all'inizio. Non nel buio, ma nella luce. L'ultimo giorno dell'anno non è soltanto una fine: è una véspera, una soglia. Non chiude, ma apre. Ci riporta all'origine. Ci ricorda che la nostra storia comincia non dal caos o dal caso ma da quella Parola che "era la luce vera, quella che illumina ogni uomo". Il "Te Deum" e il "Prologo di Giovanni" si incontrano proprio qui: nella gratitudine. Perché solo chi riconosce la luce può ringraziare. Solo chi sa di non essersi fatto da solo può lodare. III. E tu? Sei pronto a far scoppiare stanotte la tua gratitudine? Sei pronto a dire grazie per tutto ciò che il Signore ti ha concesso, e anche per quello che non ha voluto darti? Sei pronto a gridargli, con tutto l'amore di cui sei capace, che lo ami e che lo ringrazi per il dono più grande che un uomo possa ricevere: la fede? Perché la fede è ciò che riempie di luce e di colore la vita. Molto più di tutti i fuochi d'artificio che stanotte vedremo dai nostri terrazzi. Quelli durano un istante. La luce di Dio, invece, dura per sempre. |