| Omelia (28-12-2025) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Una famiglia disincantata Si rifletteva nelle Solennità precedenti che il Natale è il tempo della concretezza della metafisica. Dio Onnipotente e infinito si fa uomo per vivere la concretezza, l'immediatezza e la spontaneità della nostra vita e la liturgia di oggi riafferma ancora una volta questa realtà indiscutibile. Sebbene infatti Maria e Giuseppe sappiano di trastullare il Verbo Di Dio, quello che loro hanno fra le braccia è innanzitutto il loro figlio, concepito da una madre durante una gestazione autentica, seppure dopo gravidanza miracolosa e la premura che hanno nell'accudirlo e nel difenderlo, anche contro la furia insensibile di Erode, è quella propria di due genitori, nient'altro di un padre e di una madre che si industriano a custodire un loto figlio. Maria sarà sollecita nell'accudire Gesù man mano che cresce e che si sviluppa e sarà spronata e animata dalla fede nello stesso Dio Bambino, tuttavia quello che considera innanzitutto è la cura del suo bambino, del figlio per il quale piangerà un giorno mentre questi morirà in croce. Saprà benissimo infatti che il suo Figlio divino resusciterà dai morti, tuttavia quello che sul momento vede lacerarsi e spirare è pur sempre il frutto del suo amore e quale sofferenza più grande, per una madre, se non quella di veder morire aspramente il proprio bambino? Anche Giuseppe sa benissimo che Colui che si è affidato alle sue cure è il Creatore e Custode di ogni cosa, la Parola per mezzo della quale Dio aveva posto in essere tutte le cose, al di sopra di ogni legge e di ogni conoscenza, ma intanto ha davanti a sé un soggetto giovane del quale è consapevole di dover curare la crescita e la formazione, che deve preparare un po' per volta alla vita, tappa dopo tappa, insegnandogli oltre che un mestiere anche la vita d'interazione sociale, le ansie e i possibili insuccessi nel mondo del lavoro, le vessazioni, i sacrifici, ma anche le soddisfazioni e i traguardi conseguiti dalla vita professionale. Per i suoi genitori Gesù è un figlio concreto, suscettibile di esporsi al pericolo quando si trovi a dover agire da solo, eludendo la loro attenzione quando viaggiano verso una meta come pellegrini. Anche Gesù vive la concretezza della sottomissione ai suoi genitori, fa esperienza dell'obbedienza a loro dovuta come figlio, di dover rendere conto a loro su ogni cosa, di dover chiedere permesso e di seguire le loro direttive. Nonostante sia lui l'autorità suprema su tutte, concepisce il rispetto per il padre putativo che lo sta mantenendo, l'ossequio alla canizie e alla veneranda età di cui parla il libro del Siracide (I Lettura); la responsabilità personale di dover apprendere da chi ha più età ed esperienza di lui. L'intera famiglia di Gesù è smaliziata e disincantata nel vivere la sua vicenda di fatica, lotte, apprensioni in un periodo ben più difficile del nostro. Ciascuno vive il proprio quotidiano con realismo, intraprendenza, dinamicità e per tutti, ma specialmente per i genitori, ai nostri tempi, soprattutto ai nostri tempi, valgono i moniti di Paolo ai Colossesi: coltivare reciprocamente sentimenti di umiltà, tenerezza, bontà e mansuetudine è condizione insopprimibile per l'intesa e la correzione reciproca e per la sopportazione delle mancabili contrarietà familiari (Col 3, 12 - 21 II Lettura). L'umiltà conduce alla pazienza e alla sopportazione nella vicenda familiare odierna, dov'è già difficile conciliare le necessità oggettive dell'intero nucleo con le pretese dei singoli figli. L'isolamento digitale aggrava la difficoltà già da sempre consistente delle relazioni intersoggettive, l'eccesso di comodità e il "tutto e subito" a cui tanti preadolescenti e giovani sembrano abituati determinano la difficoltà nel confronto con i genitori e la perdita di controllo da parte degli adulti. Anche questo causa la fragilità personale a cui i giovani sono soggetti, che si riproduce in atti di insulsa violenza gratuita, come omicidi passionali o di gelosia, o altri atti turpi e inauditi dettati dalla personale debolezza o insoddisfazione. Bontà e mansuetudine apportano disciplina e autocontrollo soprattutto se coniugate con la carità e l'amore, essendo proprio questo che infonde fiducia nella lotta e nella sopportazione, specialmente nella famiglia che, come oggi, è sempre più minacciata oltre che da crisi interne anche dalle provocazioni destabilizzanti della società, che offre sempre meno garanzie alla sicurezza e alla solidità del nucleo familiare. L'insicurezza del futuro dovuto il calo delle risorse occupazionali anche con l'imposizione dell'intelligenza artificiale, la scarsità di garanzie sul lavoro, questo difficilmente conciliabile con la vita e lo spettro pauroso intorno al pensionamento futuro, hanno determinato in questi ultimi due anni il minimo storico della denatalità (2024 - 2025) perché in assenza di ausili e di sostegno ci si guarda dal mettere al mondo bambini che potrebbero non avere adeguato mantenimento e ai quali si schiuderebbe innanzi un futuro molto incerto. Dover rinunciare a visite, farmaci e cure mediche per i costi elevati e per le liste di attesa inverosimili incide notevolmente anche sul fenomeno del calo delle nascite, non prospettandosi garanzie per la salute futura dei nascituri. La quasi inesistenza degli impieghi a tempo indeterminato e l'impossibilità di aver premiati i propri meriti di impegno e di studio con un'occupazione almeno adeguata, non può che scoraggiare le nascite nella considerazione di un avvenire incerto per i figli. L'aumento sempre più consistente dei matrimoni celebrati al Comune a dispetto delle parrocchie, lo svuotamento sempre più drammatico delle chiese e il distacco generale specialmente di giovani e ragazzi dalla vita ecclesiale poi la dice lunga su come la Chiesa non abbia saputo incidere sulla pastorale e sulla cura della famiglia, specialmente in ordine alla testimonianza e alla cedibilità. Il concetto stesso di famiglia è assai notevolmente cambiato con varie interpretazioni sociologiche, contornato da varie alternative di convivenza che soppiantano il matrimonio. Sebbene oggi si celebri la Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, non va trascurato che nella data odierna si celebra solitamente la "strage degli innocenti" operata da Erode e questo ci esorta a considerare anche l'infanzia abbandonata, i bambini abbandonati a se stessi per le strade e quelli che non hanno visto la luce per il riprovevole smacco dell'aborto. La cronaca attuale della situazione della famiglia che vive nel bosco pone un inquietante interrogativo su come conciliare il diritto alla scelta del proprio habitat familiare con i diritti all'istruzione e alla formazione dei fanciulli. Gesù, che hai vissuto la pienezza dell'esperienza familiare umile, accogliente, paziente, infondi in ogni convivenza familiare tutte queste virtù. Proponi sempre ter stesso e i tuoi adorabili genitori unico valido riferimento esemplare di convivenza familiare, incentiva in noi tutti amore alla preghiera e alla speranza. e soprattutto convinci ciascuno dell'infallibilità dell'amore e del dono reciproco di sé, perché si fomenti il dialogo, la comprensione reciproca, l'accoglienza che nelle famiglie possa risvegliare un buon sentire di convivenza e di progresso. |