| Omelia (27-12-2025) |
| padre Ezio Lorenzo Bono |
|
L'AMORE CHE ARRIVA PER PRIMO Nel Vangelo di oggi, nella festa di San Giovanni evangelista, vediamo due discepoli che corrono verso il sepolcro vuoto. Entrambi vedono le stesse cose, ma Giovanni "vide e credette". Arriva prima non solo con i piedi, ma con il cuore e con la fede. Giovanni è il discepolo che Gesù amava: non si tratta di preferenze, ma di una relazione vissuta fino in fondo. Giovanni è chiamato "il discepolo che Gesù amava" perché è colui che ha amato Gesù più degli altri. Per questo Gesù lo porta con sé nei momenti decisivi; per questo è l'unico che resta ai piedi della croce; per questo a lui affida sua madre; per questo è il primo a riconoscere il Signore risorto, sulla riva del lago. Ma Giovanni non è solo il discepolo del cuore. È anche, tra gli evangelisti, il più teologo. Basta pensare al prologo del suo Vangelo, a quella riflessione altissima sul Logos, sulla Parola che era presso Dio e che si è fatta carne. In Giovanni fede e intelligenza non si oppongono, ma si tengono insieme. È l'uomo dell'amore e della profondità del pensiero, della contemplazione e della lucidità. Proprio perché ama, Giovanni comprende; proprio perché contempla, crede. E non è un caso che sarà lui a consegnarci una delle definizioni più essenziali della fede cristiana: Dio è amore. Non uno slogan, ma una sintesi nata da una vita vissuta accanto a Gesù, con la mente aperta e il cuore fedele. Davanti al sepolcro vuoto Giovanni non ha bisogno di spiegazioni complete: gli basta vedere per credere, perché l'amore riconosce per primo i segni della vita. Questa è la sua testimonianza per noi oggi: una fede che pensa e ama, che unisce ragione e cuore, e che proprio per questo sa riconoscere il Signore vivo anche quando tutto sembra finito. E tu, sai riconoscere i segni della presenza di Dio nel nostro tempo e nel nostro mondo, quando Dio sembra sparito o nascosto? |