Omelia (25-12-2025)
padre Gian Franco Scarpitta
La concretezza che viene dall'Alto

Giovanni ci annuncia "quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, che contemplammo e che le nostre mani hanno toccato, il Verbo della vita." Proclama a tutti la vita eterna, quella che era sin dal principio con il Padre e che si è resa manifesta e della quale lui si è reso testimone, di una testimonianza credibile (1Gv 1, 1 -4). Il Verbo, ossia la Parola divina, per mezzo della quale ogni cosa era stata creata, che nella pienezza del tempo (Gal 4, 3) ha deci-so di farsi uomo. Il lieto messaggio è quindi quello dell'incarnazione che è avvenuta nella sua concre-tezza estrema, con la sola finalità di raggiungere gli uomini e vivere in amicizia con loro, essendo uno di loro. Il verso "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", sempre dello stesso Gio-vanni (1, 14) esprime infatti la realtà tangibile e ben definita dell'umanità caduca (carne) che Dio ha vo-luto assumere e fare propria fino in fondo. "Abitare" nell'originale greco sottende al "porre la tenda" in mezzo a noi uomini, ossia convivere e interagire nell'immediato come quando appunto si abita in una tenda e non all'interno di un edificio. Dio è venuto a stare con noi, potremmo dire ad impattare nella nostra realtà circoscritta e corruttibile e nulla di umano gli è stato estraneo-
Tale concretezza e immediatezza la si vede del resto nella nascita a Batlemme, dove Dio si manifesta Bambino accudito da due semplicissimi genitori all'interno di una spelonca e la realtà umana che coin-volge nell'immediato è innanzitutto rappresentata da beceri pastori incolti che accorrono subito, pro-prio loro primi fra tutti, all'annuncio di un angelo. Seguiteranno poi raffinati sapienti astronomi prove-nienti dall'Oriente che dovranno arrendersi all'evidenza della verità non speculativa o astratta, ma gra-tuitamente rivelata: mentre l'uomo cerca Dio per ogni dove, ricorrendo a illusori procedimenti di intel-letto e di scienza, Dio viene a cercare egli stesso l'uomo nella semplicità e nella spontaneità.
E' possibile che Dio si faccia addirittura Bambino? Se consideriamo la risposta dal punto di vista uma-no scientista e razionale, ebbene non sarà mai possibile perché l'uomo sarà sempre ostinato nella sua negatività preclusa. Ma se consideriamo che a Dio nulla è impossibile, anche prescindere dalle nostre congetture allora diventa per tutti possibile e anche necessaria l'incarnazione di Dio e il suo ingresso nella storia, soprattutto perché l'uomo non può bastare a se stesso e la razionalità che lo contraddistin-gue con la sua scienza e la sua tecnica è lodevole, apprezzabile e vantaggiosa, ma solo fino a un certo punto. Pasacal diceva che "Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" e pertanto, laddove non è possibile speculare occorre che il cuore si arrenda al mistero e gli si apra. Di fronte all'onnipotenza divina che ci prevarica è necessario che sia il cuore il primo agente di intuizione. La ri-sorsa del cuore è la base dell'umiltà e della conversione che conducono alla fede e da questa alla con-templazione della verità che ci viene rivelata: è possibile che Dio si incarni per amore dell'uomo. So-prattutto se si tratta di un Dio che ha già reso inequivocabilmente manifesto il suo amore per gli uo-mini e che tende a risollevarci tutti dalle nostre miserie, prima fra tutte quella del peccato.
Con Sant'Ireneo possiamo affermare che Dio si è fatto uomo perché l'uomo si divinizzi, partecipando della sua natura; per ciò stesso, Dio si è fatto uomo affinché l'uomo riscopra davvero se stesso, il senso reale della sua vita e il reale criterio per poterla condurre.
Concretamente, Dio si è fatto uomo perché l'uomo rinunci ad essere umano all'eccesso, scegliendo il peccato, la vera origine di tutti i mali, anche nel contesto dell'attualità piena. Dio che si fa Bambino per crescere uomo fra gli uomini, formandosi alla vita in tutto e per tutto prima ancora di proporsi come Messia e Salvatore, vuole comunicarci una scelta migliore della violenza inaudita di una guerra scop-piata peraltro per ragioni in fondo meschine e marginali; non si stanca di inculcarci amore al buon sen-so, alla vera razionalità che scongiuri il verificarsi di illogiche violenze fra giovani e adolescenti; vuole opporre il perdono e la riconciliazione alla giustizia sommaria e all'irresponsabilità di chi si produce nei delitti efferati e nei femminicidi. Dio che ha assunto la nostra storia fino in fondo vuole condurci a trovare altre soluzioni ai problemi esistenziali di fragilità e di debolezza o di altre lacune che spesso so-no all'origine di deplorevoli violenze e di macabre assurdità che si consumano nei vari delitti passionali o di gelosia. Dio che concretamente ha assunto il nostro vissuto ordinario vuole indicarci un criterio congeniale di formazione e di crescita, che si ponga in alternativa al "tutto, subito e senza condizioni" a cui sono abituati tanti giovani, poco avvezzi al sacrificio e alla negativa e per questo protagonisti di turpi atti di violenza anche nella forma suicida oltre che in quella omicida. Il figlio di Dio che si è reso carpentiere sottomesso a un genitore operaio conosce le asperità della fatica e del lavoro e della fami-glia e infonde fiducia e coraggio in tutte le vessazioni che ogni famiglia deve affrontare in ordine al la-voro e al salario, essendo egli stesso di sprone e di orientamento. Dio ha voluto rispettare tutte le con-dizioni dell' umano perché nessuno possa obiettare che ogni suo monito, comandamento o esortazione non siano stati preceduti dall'umana esperienza e per esserci di guida e di orientamento innanzitutto con l'esempio e con la testimonianza.
Certamente, Dio è con noi ma non è nelle nostre mani, perché siamo noi nelle sue mani. Eppure il Fi-glio di Dio sembrerebbe che voglia lasciarsi lacerare dalle nostre mani, poiché lo vituperiamo e ne facciamo vilipendio ogni qual volta lo sottomettiamo ai nostri gusti o tentiamo di costringerlo ad accetta-re i nostri canoni perversi. E tuttavia egli rimane il Dio con noi, la luce vera che illumina ogni uomo, il chiarore illuminante e orientativo unico capace di indirizzarci. Quella luce di cui parla sempre Giovan-ni, accettando la quale con fede e riconoscenza abbiamo facoltà di diventare figli di Dio, per vivere esclusivamente di lui e così ridare la vita a noi stessi. Se Dio, anziché incarnarsi, avesse conosciuto un procedimento migliore per salvarci, certamente lo avrebbe messo in atto, ma solo la comprensione e la condivisione che derivano dall'amore può raggiungere l'uomo fino in mondo. E non c'è amore più grande che farsi uomo egli stesso per dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13).
BUON NATALE A TUTTI