Omelia (24-12-2025)
diac. Vito Calella
In attesa della beata speranza e della venuta del nostro Signore Gesù Cristo

Questo è il Natale del giubileo della speranza!
Domenica prossima, in tutte le Diocesi del mondo, avrà luogo la celebrazione conclusiva di questo anno giubilare. La Parola di Dio in questa notte di Natale, attraverso la lettera di San Paolo a Tito, ci invita a ricordare ciò che è già accaduto: «È apparsa la grazia di Dio, che porta la salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11).
La grazia divina è la gratuità dell'amore divino, manifestato nella casa comune di questo nostro mondo, con l'invio del Figlio amato di Dio Padre, come si canta nel Salmo 95. Tutta la natura, che costituisce la meravigliosa opera della creazione su questo nostro pianeta Terra, è chiamata a gioire ed esultare «davanti al Signore, che viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli» (Sal 95,13). Infatti, «Dio [il Padre] ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). La missione del Figlio amato di Dio Padre viene celebrata in questa notte di Natale, ricordando la nascita di Gesù a Betlemme.
L'immagine simbolica della luce dalla nascita a Betlemme alla risurrezione
La parola di Dio, attraverso la profezia di Isaia, ci offre l'immagine simbolica della luce, in contrapposizione alle tenebre. Una grande luce illumina quei popoli del mondo che ancora vivono oppressi da varie forme di oscurità: principalmente la guerra; ma anche l'oscurità della fame; la tenebra della disoccupazione o del lavoro disumano; il buio dell'ignoranza dovuta alla mancanza di istruzione di base; il nero delle ingiustizie contro la dignità umana, del mancato rispetto della natura con le conseguenti calamità naturali dovute ai cambiamenti climatici. Riascoltiamo il bellissimo annuncio di questo evento pieno di luce: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1).
La nascita del bambino Gesù a Betlemme era stata profetizzata dallo stesso Isaia come un evento luminoso per tutta la storia umana: «Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace» (cfr. Is 9,5).
I pastori, che per primi ricevettero dall'angelo l'annuncio della nascita di Gesù, «furono avvolti di luce» (Lc 2,9).
La grande luce della missione del Figlio amato di Dio Padre inizia a manifestarsi a tutta l'umanità con la nascita del bambino Gesù a Betlemme; essa raggiunge la sua luminosa pienezza nel giorno della risurrezione del suo corpo crocifisso, da noi celebrato nella notte della Veglia pasquale.
Il Natale della speranza che non delude
La grazia di Dio, dopo la morte e la risurrezione di Gesù, si manifesta nel dono dell' «amore di Dio riversato nei cuori di ogni uomo per mezzo dello Spirito Santo, che è già stato dato a tutti» (cfr. Rm 5,5b). Grazie alla presenza divina dello Spirito Santo nel tempio della nostra corporeità vivente, abbiamo «la speranza che non delude» (Rm 5,5a).
L'esperienza di «rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12) non delude.
«Empietà», nel linguaggio dell'apostolo Paolo, indica una profonda ostilità e ribellione contro Dio, che porta la persona umana a vivere una vita squilibrata, senza rispetto per sé stessi e per gli altri. L'adorazione di Dio (pietà) viene sostituita dall'idolatria dell'esaltazione del proprio ego, che confida nella sicurezza del denaro e nel potere della conoscenza tecnica e scientifica. Per questo motivo, l'esistenza umana si riduce alla continua ricerca della soddisfazione immediata dei «desideri mondani». La persona non è più apprezzata perché rispettata come figlia amata del Creatore, Redentore e Santificatore. Purtroppo, ora è apprezzata per la sua capacità di consumare beni ed esperienze che soddisfano i suoi istinti, sentimenti e pensieri egoistici.
Tuttavia, noi cristiani abbiamo la grande responsabilità di non «spegnere lo Spirito Santo» (1Ts 5,19) già presente in ogni essere umano! Vogliamo testimoniare «sobrietà e giustizia» nelle nostre relazioni con gli altri e con le creature della nostra casa comune, il pianeta Terra, resistendo con le nostre pratiche di «pietà». La vera «pietà» è la perseveranza nella preghiera basata sull'incontro orante con la Parola di Dio e sulla celebrazione dei sacramenti, riconoscendoci umilmente come creature, senza mai pretendere di assumere il ruolo di Dio.
Aspettiamo la beata speranza contemplando il "non ancora"
Il testo della lettera di San Paolo a Tito prosegue affermando che la grazia di Dio in noi ci rende persone che «attendono la beata speranza e la manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Gesù Cristo» (Tt 2,14). Che il Natale di quest'anno giubilare sia vissuto «nell'attesa della beata speranza», cioè contemplando il "non ancora" della pace mondiale, il "non ancora" della prosperità condivisa tra tutti, il "non ancora" della santificazione del lavoro giusto e dignitoso per tutti, il "non ancora" della conoscenza della verità, il "non ancora" della giustizia sociale e il "non ancora" di una vera conversione di tutti a un'ecologia integrale.
Viviamo in un contesto di situazioni polarizzate di guerra e pace, ricchezza e povertà materiale e spirituale. Assistiamo a situazioni di successo professionale e situazioni di lotta per la sopravvivenza. Viviamo in un mondo di comunicazione di ogni tipo di conoscenza trasmessa anche con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, e allo stesso tempo sperimentiamo il dramma dell'ignoranza per non essere più in grado di pensare, riflettere e discernere, cercando ciò che è essenziale. Viviamo con il desiderio di rispettare gli altri e la natura, e allo stesso tempo con l'incapacità di riconciliarci e perdonare quando si verificano conflitti, e con l'incapacità di cambiare il nostro rapporto di dominio e di sfruttamento della natura.
Attendiamo la beata speranza di assistere al trionfo del bene sul male.
Custodiamo in noi la gioiosa convinzione che la gratuità dell'amore è più forte di ogni manifestazione di egoismo umano; la pace può prevalere sulla guerra; il rispetto supera ogni forma di abuso della dignità umana. Conosciamo già l'esito finale della missione di Gesù in questo mondo: Egli è il crocifisso risuscitato dalla morte! È il Signore della nostra vita e della storia di tutta l'umanità! Pertanto, mentre celebriamo il Natale di Gesù, attendiamo la certezza della «manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo», perché il Regno, la potenza e la gloria appartengono a Dio nostro Padre e sono eterni. Gesù Cristo è veramente «l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29.35). Gesù Cristo ha già «dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2,14).
Scegliamo, dunque, di appartenere al popolo della nuova ed eterna alleanza dei «poveri in spirito» con la Santissima Trinità! Scegliamo, come Gesù, di percorrere la via dell'umiltà, di essere promotori di misericordia, purezza di cuore e pace, anche se perseguitati a causa della giustizia del Regno di Dio (cfr. Mt 5,1-12).
Sentiremo l'onore di far parte di questo meraviglioso popolo di Dio! Abbiamo già vissuto l'esperienza liberante di sentirci figli e figlie amati da Dio! Allora potremo cantare, con tutti gli angeli, la gioia della nascita del nostro Salvatore: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).