| Omelia (24-12-2025) |
| don Andrea Varliero |
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Un Bambino tra le braccia Le nascite nelle nostre famiglie: in questa notte santa siamo chiamati a riviverle. Vi chiedo di accordare il nostro cuore, riportando alla memoria quando la vita è entrata nelle nostre case. Quando siamo diventati padri, madri, fratelli, zii, cugini, nonni, anche solo vicini di casa di un bambino. Apro il mio diario, inizio io. La prima nascita che porto nel cuore avevo quattro anni, una zia cui ero molto legato, un parto desiderato contro una malattia che era una sentenza. Ricordo tutta la preoccupazione del poco prima, rivivo ancora gli applausi liberatori appena venuta alla luce una nuova creatura, mia nonna che diede una sonora testata al vetro divisorio, per essersi sporta troppo. La seconda nascita è stata motivo di forte preoccupazione: un parto prematuro, un fagottino di nove etti appena, sospeso tra la vita e la morte; lacrime e preghiera, ora è un insegnante quarantenne. La terza nascita è quella di mio fratello, non più figlio unico, una serenità e una festa mai respirate prima. La quarta nascita è quella di mia sorella, letteralmente la notte prima degli esami. La notte in cui si sono rotte le acque, la corsa in ospedale, un'ora dopo seduto a scrivere il tema della maturità. Quanto una nascita nelle nostre vite è stata un momento di crisi, anche forte, quanta preoccupazione e quanta gioia, quanto una nuova vita ha sparigliato le carte e rimesso in gioco tutte le aspettative, tutti i piani. In questa notte proviamo a riabbracciare quel bambino, quella bambina. Quando li incontro per un Battesimo, rimango sempre meravigliato di quanto l'intero loro corpo sia sensibile, ogni cellula sia capace di percepire il mondo. Rimango stupito degli occhi del papà, occhi preoccupati, un senso di responsabilità, occhi tanto tanto orgogliosi. Gli occhi della madre, vigili e attenti, intelligenti e sensibili insieme, unico sguardo con il figlio. Momento delicato in cui non si è più coppia, si è qualcosa di completamente nuovo. È il momento della massima fiducia, aver lasciato entrare la vita. Non perché siamo stati bravi, ottimi, perfetti, ma perché ci siamo lasciati ferire da un amore, da una passione; siamo stati fragili, e in quella crepa l'Infinito è entrato come gioia insperata. Quando nasce un bambino è l'attimo in cui Dio entra nelle nostre case: riparte sempre dal più piccolo di casa, riparte dai bambini. Dio è così, un Bambino: mendica affetto, chiede tutta l'attenzione, non è a mia immagine e somiglianza, è una vita completamente altra da me. Dio è così: un bambino che non è per niente una favola, ma fatica, pianti e preoccupazione, contraddizione, notti insonni e responsabilità, pannolini da cambiare, coliche da capire, tempo da dedicare, conti da quadrare. È il momento in cui ci sentiamo di non farcela da soli, bussiamo alla sua porta perché queste fragili vite siano custodite, oltre noi. Ripartire dal Bambino. Questa notte desidero ripartire dal Bambino. Non è questione di fede o non fede, di coerenza o incoerenza, di logica o illogica: semplicemente un Bambino mi è affidato. Vivrà di carezze e di cura, vivrà di responsabilità e di gioco, vivrà se sono capace di sorridergli, vivrà di parole che gli vogliono bene. Vivrà di me, attraverso di me, il Bambino. È il Bambino che mi contraddice, contraddice tutta la mia storia infantile, contraddice tutte le mie inutili guerre, contraddice i potenti, contraddice l'idea stessa che mi sono fatto di Dio. Nulla è più fragile di un Bambino, nulla è più forte di un Bambino. Abbraccio il Bambino in questa notte di Natale: lo abbraccio anche se sono solo, anche se di bambini non ne vedo per l'intero quartiere, anche se ormai sono anziano o semplicemente deluso. Abbraccio il Bambino anche se non sono per niente pronto: ne va della vita. Sento tutta la tenerezza, sento tutte le corazze cadere, sento tutto il ghiaccio e la rabbia sciogliersi al sorriso del Bambino. Sono entrato in questa notte da solo, ne esco con un Bambino tra le braccia: questo basta a che la vita possa riprendere, a che anche io venga alla luce. Natale: è così vero, è così autentico, profuma di latte, ha la pelle così sottile, gli occhi appena aperti, un sorriso disarmante. È nato il Bambino, perché io nasca in Lui, perché anche io possa venire alla luce. Buon Natale Bambino mio, da oggi per te, insieme a te, preparerò attorno a te un mondo migliore. |