Omelia (24-12-2025)
padre Gian Franco Scarpitta
Luce che illumina tutta la realtà

Abbiamo acceso in queste settimane, una per volta, quattro candele ben adornate che sostavano davanti all'altare. Ciascuna in teoria rappresenterebbe mille anni, perché quando, secoli fa, s'introdusse questo simbolismo in Avvento, si concepiva che la nascita dell'umanità con il primo uomo peccatore (Adamo) risalisse a 4000 anni prima. Man mano che si accendono queste candele si rappresenta quindi il passaggio graduale dell'umanità dallo stato di peccato e di tenebra fino alla luce di Gesù, sorgiva di vita e di restaurazione dell'uomo decaduto. Gli eventi più caratterizzanti della Bibbia si verificano di notte e segnano quasi sempre il passaggio dal vecchio al nuovo e da una condizione precaria e insufficiente a un'altra innovativa. Di notte infatti avverrà anche il fenomeno della fuoriuscita di Gesù dal sepolcro. In questa notte invece celebriamo la sua fuoriuscita dalle oscurità del grembo materno alla luce del mondo, con la precisazione però che è lui la vera luce di cui il mondo necessita. Celebriamo così la fine del suddetto passaggio dalle tenebre alla luce, per essere proprio noi quel popolo declamato da Isaia (I Lettura), che nel fulgore del Messia venuto ha visto la gioia, la realizzazione della speranza in un Dio eterno, Principe della pace e Re universale, quale tutti aspettavano da tempo.
Con l'arrivo di questo Messia che è il Cristo (=l'Unto di Dio) il popolo d'Israele e con esso tutti gli uomini si risollevano, acquistano fiducia, coraggio e sprone motivazionale nel presente e nell'avvenire perché in lui vedono le risorse della vita, della giustizia e della pace.
"Sono nato di notte, dice Dio, perché tu creda che io possa illuminare qualsiasi realtà", dice un vero di una poesia di Lambert Nolen. La realtà che Gesù illumina non è quella metaforica o distaccata di una realtà generica, ma è proprio la realtà concreta, quella della vita di tutti i giorni, come dimostra l'episodio che riguarda i pastori, primi destinatari di questo annuncio solenne. Essi svolgono la loro funzione in una qualsiasi notte della loro vita professionale, in una campagna aspra e desolata quale potrebbe incontrarsi in qualsiasi luogo; vegliano il loro gregge, composto da comunissimi capi di bestiame. Essi stessi non sono uomini facoltosi o neppure si avvalgono di commendatizie o raccomandazioni di persone altolocate: al contrario sono soggetti rozzi e illetterati, considerati socialmente deprezzabili perché non in grado di leggere e quindi di osservare la Legge di Mosè. E appunto nella loro bassezza e ordinarietà vengono rischiarati dal fulgore innovativo che li seduce e che li travolge. Quello di un Dio che li attira a sé non nell'aspetto di un giudice severo o di una maestà altisonante che torreggia e al cui cospetto debbano riverenza, ma semplicemente nella vestigia di un esile bambino vezzeggiato da una comunissima coppia e per di più in sito che a loro è del tutto familiare: una spelonca adibita solitamente ad animali.
In Gesù Cristo incarnato Dio vuole infatti familiarizzare con noi per comunicarci una volta per tutte il suo amore per gli uomini che non può fare a meno che Egli stesso, pur essendo Dio, si faccia uomo. In questo senso si rende luce che irrompe nelle tenebre avendone subito ragione: per amore si incarna e vive sin dall'inizio tutta la nostra realtà concreta e immediata, assumendo una condizione di estrema innocenza e debolezza ma allo stesso tempo rendendosi immediatamente nostro itinerario, via percorribile per la verità e per la vita. Nella sua nascita umile a Betlemme Dio inoltre assume l'uomo fino in fondo, oltre che vivere la sua storia vuole inabitare in lui, entrare nel suo animo per ricolmarne tutte le lacune, elevarlo e rinvigorirlo di fiducia e di coraggio.
Terenzio diceva "Uomo sono, nulla di ciò che è umano mi è estraneo"; a Gesù verbo di Dio fatto uomo nulla è estraneo dell'umano, anzi egli familiarizza anche con le condizioni più estreme e miserande dell'umanità. Si dispone infatti a una convivenza con noi estremamente povera, dimessa e abbandonata, ne percorre tutte le tappe dalla povera culla di Betlemme fino alle bende incaprettanti del sepolcro di Gerusalemme dal quale uscirà vittorioso, il tutto per essere davvero uno di noi, uomo nel senso pieno. Ciò allo scopo di poter camminare insieme a noi e guidarci, indirizzarci, orientarci quale vero pastore sollecito verso tutte le prospettive di vita e insegnandoci il distacco dalla radice di tutti i mali, che è il peccato.
Proprio questa è la realtà che rende l'uomo estraneo a se stesso e per ciò stesso artefice di rovina per sé e per tutti: la distanza da Dio, l'autoreferenzialità, l'ostinata presunzione di poter prescindere da ogni imperativo etico e dai valori, l''ostentazione di se stesso nel predominio sugli altri, nella sopraffazione, nell'illecito e nel compromesso e in ogni altra realtà perniciosa che è all'origine di ogni degrado e immoralità che degenerano nell'odio, nella violenza e nella guerra. Tutto questo è il peccato, che scaturisce dal cuore dell'uomo e che nel rifiuto di Dio rovina l'uomo stesso relegandolo nelle tenebre con l'illusione della luce. Il peccato è l' unica realtà dalla quale Gesù si rende sempre estraneo e distaccato nonostante nulla misconosca del vivere umano: sebbene viva la vicenda del nostro vissuto con estrema partecipazione e profondità, in lui non c'è malizia né compromesso alcuno con il male e già questo è di orientamento pratico per l'uomo. La sua familiarità ed empatia con i peccatori, verso i quali adopera apertura, empatia ed spontaneità quale amico e confidente lo rende ancora una volta luce, ossia orientamento e guida verso le alternative dell'amore, della giustizia e della pace, che sono antitesi al peccato ed esse sole possono realizzare la felicità dell'uomo. Un Dio insomma concreto e ordinario che non tuona verso l'uomo, ma che lo illumina nella sua realtà più profonda.
Sebbene l'evento ci riguarda in piena notte, Natale è allora è occasione unica descritta da Paolo: "E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via le armi delle tenebre e indossiamo le armi della luce (Rm 13, 11 - 14).
BUON NATALE DI PACE E DI SPERANZA A TUTTI