| Omelia (28-12-2025) |
| padre Ezio Lorenzo Bono |
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LA SCELTA DI DIO I. Nel nostro tempo la famiglia è al centro di molti dibattiti e controversie. Non è più un'evidenza condivisa, ma una realtà continuamente ridefinita, scomposta, riorganizzata. Si parla di genitore 1 e genitore 2, di due mamme o due papà, di figli desiderati come progetto solo individuale, talvolta ottenuti senza una relazione stabile, senza una storia condivisa, senza una reciprocità originaria. Non è solo una crisi della famiglia: è una de-strutturazione dell'idea stessa di origine. Non ci si chiede più da dove veniamo, ma come ottenere un figlio; non quale legame lo precede, ma quale desiderio lo produce. La famiglia non appare più come un luogo che accoglie una vita, ma come un assetto variabile, adattabile, talvolta reversibile. In questo scenario, ciò che rischia di passare in secondo piano non è l'adulto, ma il figlio: la sua origine, il suo bisogno di riferimenti, il suo diritto a crescere dentro una storia che non comincia da lui. II. Il Vangelo di questa domenica della festa della Santa Famiglia di Nazareth racconta una famiglia in fuga, precaria, ma fortemente voluta da Dio. Dio entra nella storia non in modo astratto, ma dentro una famiglia concreta, fragile, esposta... ma strutturata. Dio, per suo Figlio Gesù, non vuole solo una madre: vuole anche un padre. Maria incarna il principio della tenerezza, dell'accoglienza, della vita che nasce. Giuseppe incarna il principio di realtà: come racconta il Vangelo, è lui che affronta i pericoli, prende decisioni difficili, mette in salvo la famiglia, lavora, insegna a Gesù un mestiere, lo introduce nel mondo concreto. Giuseppe non è un'aggiunta opzionale, ma una figura di riferimento fondamentale per Gesù. Maria e Giuseppe non sono intercambiabili, ma diversi e necessari. Dio non ha voluto due madri né due padri, ma una relazione tra maschile e femminile, perché suo Figlio crescesse dentro una tensione feconda: tenerezza e limite, sogno e fatica, cura e responsabilità. La Santa Famiglia non è un modello ideologico da difendere, ma una scelta di Dio sull'umano. E questa non è solo una visione di fede: anche la psicologia ci dice che, per crescere in modo equilibrato, un figlio ha bisogno di due principi: uno che accoglie e rassicura, e uno che introduce al limite e alla realtà. Non sono ruoli intercambiabili senza conseguenze: sono diversi e complementari. Quando uno dei due manca, l'altro può supplire - e spesso lo fa con grande amore - ma resta una ferita, non un progetto originario. Nella vita può accadere che uno dei due genitori venga meno, per morte, per abbandono, per svariate situazioni. E chi resta - madre o padre - spesso compie un gesto eroico, facendo da padre e da madre insieme. Questo va rispettato e onorato profondamente. Ma il Vangelo ci aiuta a distinguere con lucidità e misericordia: questo è un rimedio, non l'ideale. È una risposta a una ferita, non il progetto originario. Perché al centro non deve esserci il desiderio dell'adulto, ma il bene del figlio: il diritto del figlio a incontrare una madre e un padre, a crescere dentro due modi diversi di amare, di educare, di stare al mondo. La Santa Famiglia ci chiede allora una conversione dello sguardo: pensare la famiglia non a partire da ciò che vogliamo, ma da ciò di cui un figlio ha bisogno per diventare umano, libero, capace di amare. Il figlio non ha bisogno di una famiglia perfetta, ma di una famiglia in cui la differenza non viene cancellata, perché è proprio quella differenza che genera vita. III. Alla fine, la domanda non è che tipo di famiglia vogliamo costruire, ma che bene vogliamo davvero per un figlio. Non tutto ciò che è possibile è anche buono. E il Vangelo di oggi ci ricorda che Dio, per suo Figlio, ha scelto una madre e un padre. Custodire questa scelta non è ideologia, ma un atto di responsabilità verso i nostri figli. |