| Omelia (24-12-2025) |
| don Roberto Seregni |
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Betlemme oggi In queste ultime settimane ho cercato di visitare le comunità della nostra immensa parrocchia nella periferia di Lima. Mi ha colpito in modo particolare un presepe che una famiglia ha preparato nella sua piccola sala: dune di sabbia con carta colorata, piccole baracche di legno e lamiera, stradine di terra e sassi. Un ritratto in miniatura dei quartieri periferici. Ma, lì in mezzo, una casetta con Maria, Giuseppe e un paio di animali, forse un leone e una zebra. Mi ha fatto riflettere: Gesù nasce nelle nostre periferie. Gesù si immerge nella polvere e nella povertà. Gesù si fa uomo tra gli uomini proprio dove noi viviamo, lottiamo e amiamo. Il mistero del Natale non è tenerezza, ma follia. L'Atteso delle genti, il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio è quel neonato che piange, infreddolito, nella grotta di Betlemme. Il Verbo di Dio, principio e fine della storia, Sapienza eterna, è quel bimbo appiccicato al seno dell'adolescente Maria. Nel suo eterno e misterioso progetto d'amore, Dio sceglie di entrare nella storia dal punto più basso, da una stalla di periferia, uomo tra gli uomini, povero tra i poveri. Il Natale segna il punto di inizio della follia d'amore di Dio, che troverà il vertice nel Calvario: dal legno della mangiatoia al legno della Croce. Lui, nato a Betlemme, città del Pane, si fa cibo per tutti gli affamati della storia. Quando visito le famiglie più povere della mia parrocchia, a volte mi sembra proprio di visitare la famiglia di Gesù. Dio è entrato nella storia dal punto più basso perché nessuno si senta escluso. Lui è per tutti. Siamo discepoli di un Dio nato in una stalla e morto crocifisso tra due ladroni. Forse dovremmo ricordarcelo un po' più spesso per essere un po' più semplici e umili, con i piedi per terra, e non perdere di vista l'essenziale. Forse ci aiuterebbe a non squadrare da capo a piedi chi incontriamo per strada, a non giudicare per le apparenze o per il colore della pelle. Che questo Natale ci aiuti a essere una Chiesa più umile, più vicina alla gente e capace di ascolto sincero e di dialogo fraterno. Che questo Natale scuota la nostra fede assopita e rinnovi i nostri cammini comunitari. Che questo Natale risvegli lo stupore, il mistero e il fascino di un Dio che si fa uomo tra gli uomini. Un abbraccio Don Roberto |