| Omelia (24-12-2025) |
| Paolo Curtaz |
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Benvenuto, Dio I pastori sono storditi dal freddo e confusi dal sonno, spaventati e increduli davanti a tanta luce. La loro vita si consuma nella sopravvivenza e nella rabbia contro un destino cinico e baro che li ha spinti oltre i margini della società, ad esercitare un lavoro malvisto e malpagato, malsano e disprezzato. Pastori, cioè nulla. Pastori, cioè dimenticati da tutti. Erranti con i loro greggi nelle avare colline di Giudea, a due passi dal deserto che di giorno li soffoca con il caldo e di notte li opprime con il gelo. Obbligati a dormire all'addiaccio, scoraggiati nel farsi una famiglia, impossibilitati a rispettare le minuzie della Legge o a frequentare una comunità. Pastori, cioè dimenticati. E se anche un qualche Messia dovesse mai salvare Israele dall'oppressione straniera, certamente non verrebbe a cercarli, perduti come sono. Non attendono salvezza, sono rassegnati alla vita, all'oggi, all'ineluttabile. E invece. Per voi Per voi è nato un Salvatore. Non per gli altri. Per voi. Non per l'Imperatore che dalla lontana Roma impone ai sudditi un censimento come chi conta un gregge. Non per lo spietato e astuto Erode, che usa la religione come arma di propaganda e vede Dio come un concorrente. Non per i sacerdoti impegnati a celebrare la potenza del Dio di Israele e a vantarsi del ricostruito tempio, che conoscono il luogo della venuta del Messia ma non escono a vedere. Non per la brava gente di Gerusalemme turbata dalla visita dei magoi che vagheggiano di re e di stelle. E nemmeno per il rabbino di Betlemme che prima di addormentarsi, quella notte, ha invocato con forza la venuta del Messia. Che nasceva a duecento metri da casa sua. Per voi è nato un Salvatore. Proprio perché non ve lo aspettavate. Proprio perché conoscete bene la perdizione, avete bisogno di salvezza. Proprio perché il desiderio di bene e di Dio, nel vostro cuore, è un abisso che non osate più nemmeno guardare, per timore di scoppiare in lacrime. Proprio perché la durezza della vita ha reso il vostro cuore pietra. E fango. E sterco. Per voi è nato un Salvatore. Perché Dio cerca le pecore perdute. E i pastori perduti. Per noi Per noi è nato un Salvatore. Se ancora abbiamo l'onestà di riconoscerci persi in un mondo che non riconosciamo più, che non ci appartiene. Se ancora il desiderio di pienezza e di infinito mozza il fiato, inumidisce gli occhi, scuote l'anima nel profondo. Se ancora la speranza di un senso a tutto ci abita. Per noi perché mendicanti, cercatori, lebbrosi. Perché Dio viene per gli ultimi, per i perdenti, corre nei deserti a scovarli, invia truppe angeliche a illuminarli e riempirli di gioia. Questo accade, in questa notte santa. In questa nuova Creazione. In questo nuovo oggi. Facendosi spazio fra i nostri inutili natali, fra le nostre usurate abitudini, fra emozioni imposte dai pubblicitari e dal marketing. In questo ridondare di zucchero e melassa, di atmosfera magica che esaspera il dolore dei tanti che, in questi giorni, indossano la maschera della felicità d'ordinanza sperando che passino le feste. Ecco, qui, esattamente, qui, proprio oggi, proprio a me, Dio dice: per te, Paolo, è nato il Salvatore. Sì, Signore, salvami. Salvami dalla tenebra che mi impedisce di vedere. Salvami dal non senso che attanaglia e incombe sulla mia vita. Salvami dal vittimismo e dallo scoraggiamento, dall'arroganza e dal narcisismo. Salvami, o Salvatore. Fammi tuo. Un segno Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Dio nasce ancora in me e mi invita a riconoscerlo nei segni. Segni semplici: i pastori sanno bene cos'è una mangiatoia. Dio non si nasconde, non fa il difficile, non si fa desiderare, né la sua conoscenza è riservata ai pochi. Segni vitali: un neonato in braccio a sua madre, le persone che incontriamo per strada, un raggio di luce che buca le nubi, un canto natalizio, una candela accesa, la telefonata che faccio o che ricevo. La vita è una caccia al tesoro, dirà quel neonato diventato grande. E ho ancora voglia di cercarlo. Perché quel bambino mi dice che Dio non si è ancora stancato dell'umanità. Di me. Tenero. Eccolo qui Dio. Sonnecchia, stropiccia gli occhi, i pugni chiusi, la bocca a cercare il seno acerbo della madre. Eccolo qui il Creatore di Tutto. Eccolo qui il Dominatore dell'Universo. Benvenuto, Dio.
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