Commento su Lc 2,16-21
Come vivere questa Parola?
Con tutta la Chiesa cattolica celebriamo questo primo giorno dell'anno, dedicato alla Madre di Dio.
Dall'Annunciazione dell'angelo Gabriele a Maria, in cui le chiese il consenso per essere la madre del Figlio di Dio, scopriamo questo grande mistero. Sarà lei, adombrata dallo Spirito Santo, a collaborare con Dio affinché si compiano le promesse del Messia atteso (cfr Lc 1,26-35). Poi Elisabetta, nel suo saluto di benvenuto, la chiama madre del mio Signore: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,49).
Alcune controversie storiche portarono la Chiesa, al Concilio di Efeso, a proclamare il dogma della maternità divina, qualcosa che, per il popolo di Dio e per i credenti di ogni epoca, per la gente comune, non è mai stato messo in dubbio.
"Fin dall'inizio, la Chiesa insegna che in Cristo c'è una sola persona, la seconda persona della Santissima Trinità. Maria non è solo la madre della natura, del corpo, ma anche della persona che è Dio da tutta l'eternità. Quando Maria diede alla luce Gesù, diede alla luce nel tempo colui che da tutta l'eternità era Dio. Proprio come ogni madre umana non è solo la madre del corpo umano, ma della persona, così Maria diede alla luce una persona, Gesù Cristo, che è sia Dio che uomo; quindi, è la Madre di Dio." - Concilio di Efeso.
A Guadalupe, Maria si presenta come la Madre del vero Dio. Guadalupe, 9 dicembre 1531 (tra le quattro e le cinque del mattino) - "Sappi e sii certa, mia piccolina, che io sono la sempre Vergine Maria, Madre del vero Dio, Colui per il quale viviamo, il Creatore delle persone, il Signore di tutto ciò che è vicino e lontano, del Cielo e della Terra."
"Insieme alla solennità di Maria, Madre di Dio, dal 1° gennaio 1968, San Paolo VI istituì la Giornata Mondiale della Pace per chiedere alla madre del Principe della Pace di fare al mondo questo dono di cui abbiamo tanto bisogno.
«La pace sia con tutti voi: verso una pace "disarmata e disarmante"»
Il tema del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026 invita l'umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace autentica, fondata sull'amore e sulla giustizia. Essa deve essere disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di sciogliere i conflitti, aprire i cuori e generare fiducia, empatia e speranza. Non basta invocare la pace, bisogna incarnarla in uno stile di vita che rifiuti ogni forma di violenza, visibile o strutturale.
Con Maria, Madre di Dio, prego affinché in questo nuovo anno "il Signore ti benedica e ti custodisca; il Signore faccia splendere su di te il suo volto e ti abbia misericordia; il Signore rivolga a te il suo volto e ti dia pace".
La voce di un Papa Santo
Il Natale del Signore è il natale della pace
L'infanzia, che il Figlio di Dio non ha ritenuto indegna della sua maestà, si sviluppò con il crescere dell'età nella piena maturità dell'uomo. Certo, compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, appartiene al passato tutto l'abbassamento da lui accettato per noi: tuttavia la festa d'oggi rinnova per noi i sacri inizi di Gesù, nato dalla Vergine Maria. E mentre celebriamo in adorazione la nascita del nostro Salvatore, ci troviamo a celebrare il nostro inizio: la nascita di Cristo segna l'inizio del popolo cristiano; il natale del Capo è il natale del Corpo.
Sebbene tutti i figli della Chiesa ricevano la chiamata ciascuno nel suo momento e siano distribuiti nel corso del tempo, pure tutti insieme, nati dal fonte battesimale, sono generati con Cristo in questa natività, così come con Cristo sono stati crocifissi nella passione, risuscitati nella risurrezione, collocati alla destra del Padre nell'ascensione.
Ogni credente, che in qualsiasi parte del mondo viene rigenerato in Cristo, rompe i legami con la colpa d'origine e diventa uomo nuovo con una seconda nascita. Ormai non appartiene più alla discendenza del padre secondo la carne, ma alla generazione del Salvatore che si è fatto figlio dell'uomo perché noi potessimo divenire figli di Dio. Se egli non scendesse a noi in questo abbassamento della nascita, nessuno con i propri meriti potrebbe salire a lui.
La grandezza stessa del dono ricevuto esige da noi una stima degna del suo splendore. Il beato Apostolo ce l'insegna: Non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (cfr. 1 Cor 2,12). La sola maniera di onorarlo degnamente è di offrirgli il dono stesso ricevuto da lui.
Ora, per onorare la presente festa, che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace, che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l'amore, crea l'unione; essa è riposo dei beati, dimora dell'eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male.
Quelli dunque che non da sangue né da volere di carne né da volere d'uomo, ma da Dio sono nati (cfr. Gv 1,13), offrano al Padre i loro cuori di figli uniti nella pace. Tutti i membri della famiglia adottiva di Dio si incontrino in Cristo, primogenito della nuova creazione, il quale venne a compiere non la sua volontà, ma quella di chi l'aveva inviato. Il Padre infatti nella sua bontà gratuita adottò come suoi eredi non quelli che si sentivano divisi da discordie e incompatibilità vicendevoli, bensì quelli che sinceramente vivevano ed amavano la loro mutua fraterna unione. Infatti quanti sono stati plasmati secondo un unico modello, devono possedere una comune omogeneità di spirito. Il Natale del Signore è il natale della pace. Lo dice l'Apostolo: Egli è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo (cfr. Ef 2,14), perché, sia giudei sia pagani, «per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito» (Ef 2,18).
san Leone Magno, Disc. 6 per il Natale 2-3,5, PL 54,213-216
Sr Teresita Verhelst Solano fma - [email protected]
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